Lo Stato pagherà 220mila euro ad una donna di Napoli 31 anni fa sottoposta a trasfusioni di sangue infetto. A stabilirlo e’ stata la VIII sezione del Tar Campania che con sentenza del 14 dicembre 2020 ha obbligato il Ministero della Salute al risarcimento. “La donna – spiega una nota – era stata infatti emotrasfusa nel 1989 durante la degenza presso l’Ospedale Cardarelli per problemi ginecologici. Per effetto di tali somministrazioni, contrasse l’infezione da Hcv epatite virale di tipo C. La commissione medica del Ministero della Salute ha accertato il nesso di causalita’ tra le trasfusioni praticate e l’epatopatia da virus C.

L’itinerario giuridico

Successivamente a tale responso la pensionata di Napoli conferiva incarico all’avvocato Maurizio Albachiara per accertare la condotta omissiva del Ministero della Salute. Indagine dunque sulle sacche di sangue destinate alla trasfusione e per la conseguenziale richiesta dei danni subiti. Dopo aver espletato l’attivita’ istruttoria il Tribunale di Napoli con sentenza del 23 dicembre 2008 condannava il Ministero della Salute al pagamento della somma di 220mila euro circa oltre interessi e rivalutazione a favore della donna. Il Ministero della Salute proponeva appello adducendo tra i vari motivi l’assenza della colpa omissiva e la mancanza del nesso tra l’evento lesivo e la condotta omissiva del Ministero della Salute.

La seconda contestazione

A mezzo il patrocinio dell’avvocato Albachiara la donna contestava tutti i motivi di impugnazione del Ministero della Salute. Con sentenza del 15 ottobre 2015 la sezione IV della Corte di Appello di Napoli – dopo un giudizio durato complessivamente 10 anni – ha ancora una volta dato ragione alla povera pensionata. Confermata quindi la sentenza del Tribunale di Napoli con la condanna del Ministero della Salute al Pagamento delle somme.