C’è rabbia all’interno del campo rom di Secondigliano, dichiarata zona rossa sino a domani per la positività al Covid di 95 abitanti, per la morte della 32enne., avvenuta il 9 dicembre. Su quanto accaduto c’è un giallo. Gli abitanti e i parenti della giovane di origine serba, che alla fine di novembre ha dato alla luce in una clinica della provincia di Napoli una bambina nata prematura di 8 mesi, parlano di un presunto divieto di uscita alla donna, nonostante accusasse forti dolori alla pancia, da parte delle forze dell’ordine in presidio all’area della Circumvallazione Esterna. Secondo quanto emerso nelle scorse ore, i parenti avrebbero voluto portare in auto la donna in ospedale ricevendo però un rifiuto da parte delle autorità di pubblica sicurezza presenti. Soltanto dopo uno svenimento, la donna sarebbe stata soccorsa da un’ambulanza e trasferita all’ospedale Cardarelli. Un trasporto però inutile visto il tragico epilogo.

La famiglia della 32enne serba ha sporto denuncia ai carabinieri e nel frattempo ha maturato l’idea di prendere in affidamento la neonata, che si trova ancora nell’incubatrice. La vittima, stando a quanto risulta era nell’elenco degli abitanti del campo rom di Secondigliano positivi al Coronavirus e per questo seguita dagli operatori Usca dell’Asl Napoli 1.