Gli assembramenti per le vie dello shopping lungo tutta la penisola da un lato, il rischio di una terza ondata – che secondo agli scienziati sta per diventare certezza – dall’altro. Al tavolo convocato da Giuseppe Conte per “ritoccare” lo stop alla mobilità tra i comuni nei giorni del 25 e 26 dicembre e il primo gennaio, i “rigoristi” tornano a farsi sentire. Ok a mini deroghe per i piccoli centri, è la linea espressa e condivisa anche dal premier, ma nessun liberi tutti. Anzi.  Oggi si terrà una nuova riunione con gli esperti e il ministro dell’Interno, Lamorgese, per valutare, sulla base dei dati, se adottare misure più restrittive. Si deciderà sulla possibilità di creare una zona rossa per i festivi e i prefestivi o se siano sufficienti le attuali regole con la possibilità di spostamento tra comuni con 5mila abitanti entro i 30 km. In sostanza l’idea è di chiudere tutto dal 21 dicembre fino al 2 gennaio, ma l’idea potrebbe ammorbidirsi a qualche giorno in meno.

Il Pd concorda il da farsi in una riunione dei ministri con i capigruppo di Camera e Senato Delrio e Marcucci, il segretario Zingaretti e il vicesegretario Orlando: “Alla luce di un sicuro aumento del rischio di assembramenti dovuto al periodo delle festività e alle raccomandazioni alla prudenza e responsabilità del comitato scientifico nazionale, occorre valutare l’adozione di nuove misure che garantiscano il contenimento dei contagi”, mettono in chiaro i Dem, che insistono per la chiusura dei ristoranti sotto le feste. I renziani si sono duramente opposti allo stop alla mobilità tra Comuni e ora Teresa Bellanova chiede “coerenza”, non ravvisandola nel divieto di spostamento tra i piccoli centri quando nelle grandi città non esistono limiti. “Confrontiamoci con la comunità scientifica e decidiamo misure coerenti e comprensibili – ribadisce la ministra Iv al premier – anche più restrittive di quelle attuali, se necessario, ma comprensibili. Perché solo così i cittadini saranno indotti a rispettarle”. Il M5S resta fermo sulla linea della fermezza. “Sui piccolissimi comuni si può ragionare, fermo restando che si tratterebbe di eccezioni minime a una direttiva centrale rigida”, fanno sapere i pentastellati. Alfonso Bonafede, viene sottolineato, è sempre stato schierato con l’ala più rigorista del governo, insieme a Dario Franceschini e Roberto Speranza e adesso plaude alla nuova convergenza dopo i distinguo arrivati nei giorni scorsi. “Ben venga che dopo le richieste dei parlamentari Dem nella direzione di un allentamento, adesso tutto il Pd converga sulla necessità di misure severe.