Un manichino in tuta anti-covid lasciato sul pavimento del pronto soccorso. Un fantoccio macchiato di sangue e ricoperto di striscioni le cui scritte lanciano un messaggio netto: «Non vi preoccupate, continueremo a curavi. Fuori la violenza dagli ospedali!». E’ con questa forte immagine che i sanitari del Cardarelli ieri notte hanno voluto rassicurare la cittadinanza e dimostrare solidarietà all’infermiera di 55 anni aggredita intorno alle 2 del mattino del 5 dicembre da alcuni familiari di una piazente 22enne che lamentava dolori al petto. Un’aggressione, la 52esima del 2020, che ha particolarmente scosso la comunità medica del più grande ospedale del Sud Italia. La donna, che ha denunciato l’accaduto, era in servizio per il turno di notte in triage quando 4 persone –  il padre della ragazza e il fratello spalleggiati da altre due persone –  le si sono scagliati contro, e dopo averla inginocchiata, le hanno sferrato calci e pugni, strappato i capelli e tentato di cavarle un occhio. La motivazione dell’aggressione sarebbe da ricondurre a un ritardo nell’assistenza della ragazza dovuto all’espletamento in area no Covid delle operazioni di triage e delle procedure anti- contagio. L’infermiera è stata refertata con una prognosi di 10 giorni.

«E’ stata una violenza inaudita, perpetuata per circa 15 minuti con un solo obiettivo: vendicarsi per una semplice attesa di un paziente stabile, unicamente agitato», avevano denunciato ieri i medici sulla pagina facebook dell’associazione Nessuno Tocchi Ipoccrate, dalla quale oggi i sanitari lanciano nuovamente un appello alla politica contro la vigente normativa prevista per le aggresioni in ospedale.  «Abbiamo dimostrato più volte, sulla nostra pelle, l’inefficacia della nuova legge anti-violenza contro il personale sanitario. Questa prevede i benefit del “pubblico ufficiale “ solo se hai subito una aggressione in servizio ed hai avuto un referto con prognosi superiore ai 20 giorni, sarcasticamente se ti investe un treno a stento te ne danno 19 – scrivono – L’aggressione 52 alla collega del Cardarelli si concluderà con una denuncia, 6 mesi di reclusione con pena sospesa, ed aggressori liberi di seminare ancora il panico. Vogliamo tutele reali. Pubblici ufficiali subito senza se e senza ma!»