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Furti d’auto e “cavalli di ritorno”: 8 arresti tra i Paesi Vesuviani e l’Agro Sarnese

Rubavano autovetture di valore per poi restituirle dietro pagamento di un riscatto, secondo la tecnica del ‘cavallo di ritorno’, oppure rivendendole nei mercati dedicati. Dovranno rispondere di associazione per delinquere finalizzata al compimento di plurimi reati contro la persona e il patrimonio, nonche’ estorsione, ricettazione e autoriciclaggio, le otto persone raggiunte da provvedimento cautelare tra le province di Napoli, Salerno e Bari. Una banda criminale che utilizzava sofisticate tecniche per compiere i furti e che comunicava attraverso un gruppo whatsapp denominato dagli stessi partecipanti “Gli sfiammati”. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Nocera Inferiore, ha portato all’esecuzione da parte dei carabinieri del Comando Provinciale di Salerno di misure cautelari in carcere emesse dal gip del Tribunale, Luigi Levita, nei confronti di cinque soggetti e arresti domiciliari per gli altri tre. Sono state eseguite anche perquisizioni personali a carico di altri sette indagati in stato di liberta’ per i medesimi reati. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica Angelo Rubano, e dal procuratore Antonio Centore, sono partite nel mese di ottobre 2019 dal controllo di una vettura rubata a bordo della quale viaggiava uno degli arrestati. Il gruppo, composto da soggetti residenti tra le province di Napoli e Salerno, operava in particolare nell’Agro Nocerino-Sarnese e nei paesi vesuviani.

La banda dapprima svolgeva attivita’ ricognitive sul territorio per individuare le autovetture da rubare. Gli esemplari che risultavano di potenziale interesse venivano poi sottoposti ad accurata indagine attraverso la consultazione di applicazioni telematiche da cui gli indagati prelevavano informazioni sul veicolo e sul proprietario che venivano utilizzate sia per la selezione delle auto di maggiore interesse, sia per instaurare contatti con le vittime una volta avvenuto il furto. Individuato l’obiettivo utile, veniva rubato grazie all’utilizzo di dispositivi elettronici, in grado di acquisire il controllo delle componenti di bordo bypassando la centralina, forniti da un soggetto dotato di competenze specialistiche residente in provincia di Bari e che risponde di partecipazione al sodalizio. Il mezzo rubato veniva lasciato “riposare” per alcuni giorni in un parcheggio o altro luogo in cui non desse nell’occhio per evitare la localizzazione da parte del proprietario e, superato tale periodo, destinato o alla restituzione estorsiva o alla ricettazione. Tredici i furti accertati, 16 gli episodi di ricettazione, 3 le estorsioni e 2 i casi di autoriciclaggio. Numerosi altri episodi sono tuttora in fase di ricostruzione.

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