Era riuscito addirittura a mettere a segno con successo un attacco informatico a una base Nato americana che si trova sul territorio italiano, Arturo D’Elia, l’ex dipendente della Leonardo spa arrestato oggi nell’ambito di una inchiesta del pool cybercrime della Procura di Napoli (pm Onorati, Cozza, procuratore aggiunto Piscitelli) per il quale oggi il gip da disposto il carcere. Un’azione per la quale andava così fiero da annotarla sul suo curriculum, senza però specificare che proprio per quel crimine informatico era stato condannato. Ciononostante lavorava per la sicurezza informatica di Leonardo Spa.

Secondo gli investigatori del C.n.a.i.p.i.c. del servizio centrale della polizia postale e delle comunicazioni e del compartimento campano dello stesso servizio, l’attacco portato a termine dall’hacker, sebbene agevolato dal fatto che è stato compiuto dall’interno, può essere comunque classificato come una minaccia da cyberwar o, comunque, un’azione di alto spionaggio. D’Elia era riuscito a confezionare un trojan ad hoc per trafugare i dati, capace di essere quasi individuabile dai sistemi di sicurezza informatici di alto livello di Leonardo, tipici di una azienda che si occupa di progetti finalizzati a sviluppare sistemi di sicurezza non solo per la difesa dell’Italia.