«La nostra vita è tragicamente cambiata, sconvolta per sempre, come quella della famiglia di Cerciello. Nel dicembre 2019 ho inviato una lettera alla famiglia del carabiniere Cerciello per dire che eravamo in lutto per loro e che stavamo soffrendo come loro». Lo ha detto Leah Elder, mamma di Finnegan Lee, sentita ieri in tribunale a Roma al processo per l’omicidio del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega, avvenuto il 26 luglio 2019, in cui sono imputati il figlio e l’amico Gabriel Natale Hjort. La testimone, accompagnata dal marito, ha incontrato in aula anche la vedova e il fratello del carabiniere ucciso senza rivolgersi la parola. La missiva scritta dalla donna nel dicembre 2019 è stata consegnata dagli avvocati della difesa del ragazzo a quelli della parte civile senza però avere alcun riscontro. Nel corso dell’udienza la donna ha ricordato la telefonata che il figlio le fece subito dopo l’arresto. «Mi fece una video chiamata. “Mi dicono che ho ucciso un poliziotto” mi disse. Vedevo il suo viso ma non era lui a tenere il telefono, mi disse che la situazione era molto grave. Tremava e mi disse “scusa mamma, ti voglio bene”». Rispondendo alle domande della difesa, la donna ha ricordato poi l’infanzia e l’adolescenza del figlio, descrivendolo come agitato sin da bambino per arrivare al tentativo di suicidio del 2018. «Ho saputo che nel giugno aveva tentato il suicidio gettandosi da un molo sotto il Golden Bridge, due amici lo avevano tirato fuori ma lui si erra gettato di nuovo in acqua dicendo “lasciatemi morire”».

Ascoltato anche Peters Greg, avvocato, amico della famiglia di Finnegan Lee Elder, il quale ha detto che il giovane «Ha descritto le due persone (Cerciello e Varriale) come normali. Pensava fossero turisti. Ha capito che li stavano seguendo dall’altra parte della strada dove avevano appuntamento». «Quando li hanno visti si sono diretti nella direzione opposta – ha raccontato Greg – ma Elder è stato aggredito da “uno grosso”. Lui mi disse anche che lo aveva buttato a terra e gli si era messo sopra colpendolo. Pensava che quei due fossero collegati a quelli a cui avevano rubato la borsa. Aveva paura, pensavano che lo avrebbero ucciso e ha tirato fuori il coltello colpendolo dal basso una volta. Sperava che dopo il primo colpo l’uomo si alzasse ma non si è alzato e ha continuato a colpirlo. L’avvocato ha aggiunto che Elder ha detto di «non aver sentito nulla dai carabinieri, e neanche di aver visto niente», quindi nessun distintivo. In aula anche Heidi Hjorth, la mamma di Natale Gabriele Hjorth: «Quelle foto di mio figlio, trovate sul suo cellulare, con armi e droga mi hanno davvero sconvolto. Viviamo negli Stati Uniti e lui purtroppo è affascinato dalle armi anche se non le abbiamo mai avute e non ne supportiamo la diffusione. Sto soffrendo perché mio figlio non può tornare con me ma sono molto triste per la madre, la vedova e tutta la famiglia Cerciello, perché anche lui non può tornare più da loro e capisco il profondo dolore che stanno sentendo».