Da millenni  filosofi e pensatori si pongono la domanda su come sia più giusto spendere la propria vita . E continuano a farlo oggi, affiancati dagli psicologi che studiano il misterioso concetto di benessere psicologico attraverso l’impiego di metodologie scientifiche. La prima distinzione da fare è tra un approccio alla vita finalizzato alla ricerca del piacere, edonistico, e uno finalizzato invece alla ricerca dell’espressione completa del meglio che c’è in ciascuno, approccio definito eudemonico  (raggiungimento della felicità). Quest’ultimo, proposto già da Aristotele nell’Etica Nicomachea, impone innanzitutto di diventare capaci di conoscere se stessi, poi di spendere la propria vita tentando di diventare pienamente ciò che si è, di dare quindi piena voce al proprio talento.

In qualche modo le teorie scientifiche attuali danno credito all’approccio eudemonico alla vita, dal momento che riconoscono al benessere psicologico una natura molto articolata, fatta da tanti diversi aspetti. Sono almeno sei i componenti del benessere psicologico ,studiati da diversi ricercatori nel corso degli anni. Questi sei componenti sono: autonomia, padronanza ambientale, crescita personale, relazioni positive con gli altri, scopo nella vita, auto-accettazione.
Sulla base di questi elementi, da diversi anni sono state costruite scale di valutazione del benessere personale, che hanno consentito agli psicologi di studiare sul campo il concetto di benessere psicologico, soprattutto quello relativo all’approccio eudemonico, più complesso e sfaccettato.
I  ricercatori si sono soffermati su un aspetto in particolare ,come cambia cioè  il benessere psicologico con il trascorrere dell’età. Se i giovani hanno l’impressione di migliorare con il tempo e di vedere definirsi il proprio scopo nella vita, gli adulti e ancor più gli anziani fanno fatica a mantenere alto il livello di questi elementi, vedendo prospettarsi piuttosto l’inevitabile declino. Secondo uno studio, gli adulti che si percepiscono più giovani di quanto realmente sono, tendono ad avere un benessere maggiore. L’età soggettivamente percepita è stata comparata con l’età reale, il che ha consentito di effettuare una valutazione del realismo e dell’illusione nell’autovalutazione. Questo studio ha mostrato che a tutte le età un maggior realismo e minori illusioni predicono un funzionamento migliore, compreso un più alto livello di benessere». Molto importanti per il benessere psicologico sono comunque le caratteristiche psicologiche di base di ciascuno. Le ricerche hanno dimostrato che le persone più aperte alle nuove esperienze danno impulso alla propria crescita personale, e l’essere ben disposti verso gli altri facilita le relazioni.
L’ottimismo ha effetti positivi attraverso la sensazione di controllo sull’ambiente circostante, mentre uno stabile livello di autostima favorisce l’individuazione di una direzione per la propria vita e l’autonomia personale. Essere capaci di regolare le proprie emozioni, e di rimetterle in discussione, è un predittore positivo del benessere personale, mentre sopprimerle è un predittore negativo, così come lo è un intenso desiderio di avere una vita diversa da quella che si ha. In quest’ultimo caso la situazione si inverte quando si è effettivamente in grado di capovolgere la vita secondo le proprie aspirazioni. Poi c’è la vita familiare, con i suoi molteplici ruoli di genitori, figli, marito o moglie, fratello o sorella, spesso vissuti in contemporanea. La ricerca indica che più questi ruoli sono vissuti con investimento personale, più tendono a generare benessere psicologico. Ad esempio, donne istruite che vivono ruoli familiari molteplici mostrano maggiori livelli di autonomia personale. Chi sente di essere utile alla propria famiglia delinea più chiaramente uno scopo nella vita, elemento particolarmente significativo per gli uomini. Importanti anche i rituali familiari, come il ritrovarsi durante le feste, la cui funzione positiva è stata rilevata da ricerche effettuate sia tra gli adolescenti sia tra gli adulti. Sull’altro versante ci sono gli aspetti negativi del divorzio oppure della morte del coniuge, specie per le donne, anche se dopo il divorzio elemento cruciale per l’equilibrio psicologico è trovare rapidamente un nuovo senso alla vita.