Addio a Francesco Caterino, 59enne di Casal di Principe, architetto e insegnante di arte all’Ic De Nicola-Sasso di Torre del Greco. L’insegnante è stato portato via dal Covid ma in un post pubblico la moglie ha lamentato carenza nell’assistenza medica fino al punto di evocare un caso di malasanità. La donna, Ida Colandrea, ha ripercorso nel post l’intera storia del contagio di suo marito: “Sono la moglie dell’architetto Francesco Caterino, vittima della malasanità… a 59 anni e sottolineo con nessuna patologia pregressa. Ho iniziato a curare mio marito a casa, ho contattato il team Covid di Capua. Il medico responsabile del team dopo avermi contattato una sola volta e avermi dato una terapia che già stavo facendo per ulteriori 3 giorni è letteralmente scomparso… telefonavo al suo numero di cellulare, mandavo messaggi via Whatsapp ma nulla… il vuoto.

“Da buona cittadina rispettosa delle norme ho cercato di non intasare subito la sanità con un ricovero precoce, come si raccomandava, ho chiamato l’ambulanza solo il sesto giorno di malattia di mio marito, ma l’ambulanza che proveniva dal comune di Sparanise si è rifiutata di ricoverarlo perché non stava abbastanza male”.

“Dopo due giorni chiamo di nuovo l’ambulanza che questa volta proveniva da Curti… è arrivato un team di emeriti incompetenti, la dottoressa non è neanche entrata in casa per guardare mio marito ma si teneva a debita distanza, cioè stava fuori casa”.
“Dopo tre ore pare che si fosse liberato un posto a Caserta, ma arrivati all’ospedale di Caserta si scopre dopo altre tre ore che il posto non c’era; c’era forse la possibilità di ricovero all’ospedale Melorio di Santa Maria C.V., che proprio quel giorno inaugurava il reparto Covid… che fortuna si fa per dire!
“Arrivata ambulanza al Melorio circa alle ore 15:00 ci avvisano che l’ospedale non era ancora pronto ad accogliere perché doveva ancora organizzarsi… quindi si aspetta circa altre 2/3 ore… nel frattempo la dottoressa dell’ambulanza viene invitata da me a misurare febbre e saturazione a mio marito (io a casa lo facevo spesso per monitorarlo) ma lei malvolentieri ha seguito il mio invito in quanto era pressata da altri tipi bisogni, come quello di fare pipì.
“Chiamava la sua centrale operativa e comunicava che avrebbe lasciato il malato avanti all’ingresso dell’ospedale perché non poteva più trattenersi… la centrale naturalmente diceva che non poteva abbandonare il malato ma lei andava via lo stesso.
“Nel frattempo chiamo i carabinieri i quali avvertiti dell’accaduto mi rispondono che non possono venire perché non sono immuni al Covid!!! Non vi sembra uno schifo tutto questo? Una situazione surreale, kafkiana… mio marito può darsi sarebbe morto ugualmente ma la malasanità, la disorganizzazione di tutto un sistema che è allo sbando ha contribuito notevolmente alla sua fine e di altri (il 1 novembre sono deceduti tre pazienti Covid tutti ricoverati all’ospedale di Maddaloni).
“Si aspettino da me denunce penali le persone che dovevano garantirmi un aiuto sanitario e che invece per la loro incompetenza e disumanità mi hanno portato ad un triste epilogo. Questo succede perché molte volte chi occupa posti di un certo rilievo, li occupa non per meritocrazia ma mi vien da pensare solo per clientelismo o altro schifo come succede spesso nel paese Italia.
“Medici e operatori sanitari, non tutti certo, vergognatevi, giocate con la salute delle persone e con la vita di noi tutti esseri umani. Vi auguro di non finire intubati e poi perdere la vita come è successo a mio marito… ma non vi succederà, nemmeno Dio vuole accanto a se tanto schifo. Questo è quanto… grazie a mio cognato Nicola Caterino per avermi dato l’input per scrivere questa mia testimonianza e se potete condividetela. Grazie”.