Il sacco verde. È così che i cari delle vittime “vedono” l’ultima volta i defunti, una procedura standard ma che cancella ogni ultima umanità. A raccontarlo a Il Mattino anche Andrea D’Alia, noto avvocato di San Gennaro Vesuviano che nei giorni scorsi ha perso la mamma per Covid. Giovanni Manzi, 74 anni, è deceduta il 13 novembre facendo piangere un’intera città. Ed i figli non l’hanno potuta più rivedere se non all’interno di quel sacco che non può essere aperto: «Non voglio fare polemiche, non voglio incolpare nessuno, ma è incredibile che venga consegnato un bustone colorato con all’interno un corpo. Oltretutto noi parenti siamo costretti a un atto di fiducia: in me, in tutti coloro che si sono trovati a vivere questa atroce esperienza resterà sempre un dubbio atroce sulla identità della persona che sta dentro quel sacco», dice D’Alia a Il Mattino.

Il decorso del Coronavirus della signora Giovanna è purtroppo comune a tanti. Prima a casa, poi i problemi respiratori e la saturazione giù. Così la corsa all’ospedale di Nola, dove viene ricoverata i primi giorni di novembre. Il 10 la donna viene trasferita al Cardarelli di Napoli, a causa di una improvvisa emorragia interna: «Nessuno ci aveva avvertiti del trasferimento, ce l’ha detto una nostra parente che lavora a Nola». Qui la paziente viene operata ma si spegne qualche giorno dopo. Solo dopo 48 ore il via libera per liberare la salma, chiusa in quel sacco verde.