In questi giorni, nostro malgrado, è balzata alle cronache la vicenda di una giovane maestra costretta alle dimissioni dopo che il suo ex compagno aveva diffuso immagini intime a sfondo sessuale senza il suo consenso.

Che cos’è il revenge porn?

Il reato di revenge porn consiste nella pubblicazione, o minaccia di pubblicazione, di fotografie o video che mostrano persone impegnate in attività sessuali o ritratte in pose sessualmente esplicite, senza che ne sia stato dato il consenso dal diretto interessato.

Per loro stessa natura, trattasi di condotte realizzate da ex fidanzati, ex mariti o ex compagni che, essendo in possesso del materiale, lo diffondono con lo scopo di arrecare un danno alla reputazione ed alla dignità della vittima. Utilizziamo il termine al maschile, poiché la cronaca ha dimostrato che, nella maggior parte dei casi, le vittime sono di sesso femminile.

Quali sono le pene previste

Fino all’agosto del 2019, nel nostro Paese, non vi era alcuna legge specifica che tutelasse le vittime o perseguisse i colpevoli. Solo con la Legge “Codice Rosso”, è stato introdotto nel nostro ordinamento l’art. 612 ter del Codice penale.

La fattispecie prevede la punibilità di “chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde, senza l’espresso consenso delle persone interessate, immagini o video sessualmente espliciti, destinati a rimanere privati con la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro“.

Non solo. La legge prevede la medesima pena anche per chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento.

Come difendersi dal revenge porn?

Il reato è punibile a querela della persona offesa, che potrà essere proposta nel termine di sei mesi. Se, invece, il fatto è commesso ai danni di una persona disabile o in stato di gravidanza non ci sono termini da rispettare.

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