Luigi Caiafa, il ragazzo di 17 anni ucciso da un poliziotto durante una rapina all’ alba a Napoli era stato affidato ad una “comunita’ per minori” di Torre Annunziata gestita dai Padri Salesiani, per un anno e mezzo, fino al 7 luglio, prima in misura cautelare e poi per la “messa alla prova”. Lo ricorda il sacerdote Don Antonio Carbone, che ne tratteggia una personalita’ diversa da quella di un delinquente comune. “Luigi non era solo un ragazzo che alle 4 di notte ha tentato una rapina impugnando una pistola vita. Lo ricordo quando con tanto sacrificio volle imparare il mestiere del pizzaiolo, lo ricordo quando durante i mesi di lockdown tre giorni a settimana, insieme ad altri ragazzi preparava le pizze da portare a famiglie disagiate, lo ricordo piangere perche’ in quei mesi non poteva vedere la sua famiglia, lo ricordo la domenica a messa con sguardo rivolto verso il basso quando durante l’omelia si parlava di vita bella alla quale ci chiama Gesu’ piu’ che di bella vita o malavita”. L’ ultimo incontro con il ragazzo – afferma il padre salesiano – ” 10 giorni fa, dove mi dicevi con sguardo poco convinto don Anto’ tutto bene…”.