Matrimoni saltati causa Covid? Spunta la proposta di istituire un rimborso con fondi pubblici per le somme già spese. E’ una delle proposte spuntate ieri sera sul tavolo della conferenza Stato-Regioni sul nuovo Dpcm del governo. Niente ricevimenti di nozze con più di trenta invitati, dopo una primavera già funestata dal lockdown. I fidanzati che hanno già dovuto rinviare le nozze causa Covid, non sanno più che pesci prendere: se rimandare ancora sperando in tempi migliori, o rassegnarsi a cerimonie low profile in ossequio ai divieti di assembramento. Ma com’è noto a qualsiasi famiglia, l’organizzazione il più delle volte comincia mesi prima dell’evento. Dunque come fare con gli anticipi già versati a ristoranti, fioristi ed altro?

Di qui l’ipotesi di una “clausola di salvaguardia” lanciata dal governatore della Liguria, Giovanni Toti, a nome delle Regioni. «I matrimoni sono feste che si organizzano con grande anticipo, dev’esserci una clausola di salvaguardia che consenta sia alle persone di recuperare i soldi che hanno anticipato, sia ai locali e ai musicisti di avere un risarcimento, su questo abbiamo chiesto l’apertura di un tavolo urgentissimo con il governo», rimarca
Toti. «Il limite di trenta partecipanti alle feste ha lasciato perplesse gran parte delle Regioni per tre motivi: – spiega – non tiene conto dell’ampiezza dei locali», il secondo si lega al tema della distinzione tra celebrazioni di tipo civile o religioso con «una profonda iniquità perché ognuno festeggia quello che gli pare. Infine il tema dei matrimoni».