Continuano i ricoveri a ritmo costante e vanno via via diminuendo i posti letto preventivati dalla Regione nella “Fase C”, quella di intensità epidemica medio alta. Ne sono ancora disponibili soprattutto in Rianimazione ma in degenza ordinaria e anche in terapia subintensiva (dove si pratica la ventilazione non invasiva) i posti appaiono ormai risicati tanto che il 118 fa fatica a smistare le richieste di ricovero. L’unità di crisi regionale tuttavia indica ufficialmente (anche nel bollettino di ieri) una cospicua ricettività non solo in Rianimazione (dove effettivamente sono disponibili 49 su 110 posti) ma anche in degenza infettivologica e pneumologica con 156 unità libere su 820). Una discrepanza da chiarire, che potrebbe essere spiegata con il fatto che alcune delle decine di unità di posti letto allestite nelle ultime 48-72 ore sono presenti nelle corsie ma da rendere operative nelle prossime ore per la parte organizzativa e assistenziale (soprattutto turni di personale medico e camici bianchi specialisti in infettivologia, pneumologia e anestesia e rianimazione) e dunque non ancora a regime. Sta di fatto che lo scenario che si profila all’orizzonte è quanto mai complesso e più volte anche il presidente della Regione Vincenzo De Luca ha fatto cenno alla necessità di andare oltre e di pensare a una fase D di massima intensità dell’epidemia che comporta una più profonda riorganizzazione delle strutture sanitarie.

Stamani in Regione il responsabile direttore del settore Salute Antonio Postiglione ha convocato una riunione urgente presso l’Unità di crisi in cui sarà discusso un nuovo piano ospedaliero Covid e, si spera, anche affrontati alcuni dei nodi assistenziali che si configurano sempre più intricati anche sul fronte delle cure domiciliari. Corrado Calamaro e Luigi Sparano della Fimmg indicano il settore come fortemente trascurato anche nella dotazione e arruolamento dei nuovi medici andati in pensione. Di certo un segmento dell’assistenza che, se fosse calibrato, consentirebbe di ridurre e rendere più appropriato il ricorso al ricovero in ospedale. Quali possono essere gli scenari che si profilano? È certo che la maggiore difficoltà si registra a Napoli dove il Cotugno ha praticamente esaurito, non solo i 144 posti programmati per la “Fase C” ma ha ormai riconvertito l’intero ospedale alle funzioni assistenziali per il Covid nelle tre opzioni di cura previste (degenza ordinaria, subintensiva e rianimazione). Sebbene abbia già raddoppiato da 16 a 32 posti la sub intensiva e la Rianimazione da 8 a 16 arrivando a ben 160 posti più altri 12 per la dialisi il polo infettivologico partenopeo nei fatti è nuovamente pieno. Rispetto al lockdown mancano all’appello solo 24 posti di rianimazione che in primavera furono ricavati a latere delle sale operatorie del Monaldi quando però i ricoveri e gli ambulatori erano fermi e dunque oggi sarebbero impraticabili per la mancanza di adeguati percorsi. L’unica opzione, dunque, per aumentare l’offerta all’azienda dei Colli è convertire in Covid unit il Cto. Qui oltre al pronto soccorso sono presenti circa 6 posti di rianimazione e altrettanti di sub intensiva e vari reparti rapidamente convertibili per un’offerta finale che potrebbe attestarsi sui 50-60 posti.