Avevano deciso di scegliere persone benestanti, imprenditori gia’ affermati e tutti incensurati, lontani da ogni tipo di sospetto. Con loro facevano affari, sia entrando in societa’ con partecipazioni aziendali, sia gestendo occultamente la rete di agenti che operavano per tutta la Campania. Accumulavano ricchezze su ricchezze pur dichiarando al Fisco poco e niente. Ma gli occhi della Guardia di Finanza di Salerno erano gia’ su di loro da diversi mesi e cosi’ ieri il tribunale Misure di Prevenzione di Salerno, su ordine della Dda, ha emesso due decreti di sequestro per confisca per i beni riconducibili al clan Fabbroccino per un valore di 13 milioni di euro. Sono indagati Francescantonio Fabbroccino, nipote del boss Mario e Antonio Piccirillo, suo prestanome fidato.

Il clan Fabbrocino da 40 anni domina gli affari criminali del nolano e del vesuviano e ha ramificazioni imprenditoriali nel Salernitano. La Finanza ha sequestrato 9 aziende, 53 appartamenti 4 villini, 17 garage, 8 appezzamenti di terra, 16 partecipazioni a societa’ di capitali. I principali affari gestiti dai due erano nel settore immobiliare e nella grande distribuzione di prodotti alimentari di marca. Le indagini hanno portato ad individuare otto persone, tutte indagati per interposizione fittizia di beni che tra il 2004 e il 2010 hanno ‘lavorato’ per i Fabbrocino. L’attenzione degli inquirenti, in questo periodo di crisi economica e semi-lockdown si sta concentrando anche su ingenti movimenti di capitali verso il Cilento e quelle zone turistiche che soffrono per la mancanza di turisti. Qui e’ piu’ facile che consorterie criminali, anche di altre regioni d’Italia, possano inserirsi negli affari rilevando aziende in crisi.