Il sequestro di mezzo chilo di hashish trovato due anni fa all’aeroporto di Bonn. Un carico che dalla Spagna sarebbe dovuto arrivare nel Lazio. Ha preso spunto da questo episodio l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Ilaria Calo’ e dl pm Francesco Minisci, culminata oggi con l’arresto di 27 persone, 17 in carcere, 10 ai domiciliari, piu’ una sottoposta all’obbligo di dimora. L’indagine eseguita dalla Squadra Mobile e della Guardia di Finanza di Frosinone, ha portato anche al fermo di altre tre coinvolte in un filone diverso condotto dal pm di Cassino, Roberto Bulgarini per traffico stupefacenti ed estorsione. I primi accertamenti hanno consentito di scoprire che nel territorio sorano c’erano due gruppi criminali che si contendevano la piazza di spaccio di droga: uno, legato a esponenti della criminalita’ campana trasferitisi a Sora nei primi anni 90, che controllavano, in particolare, i quartieri di Scampia a Napoli e il Bronx di San Giovanni a Teduccio, e l’altro composto da pregiudicati del posto. I due gruppi, dopo un iniziale periodo di collaborazione, sono entrati in forte contrasto per controllare il monopolio di spaccio anche nel cassinate e nella provincia dell’Aquila. E mentre il gruppo locale aveva concentrato tutte le sue energie nell’attivita’ di spaccio di droga, la fazione di origine campane aveva preferito diversificare i propri interessi, investendo in un’attivita’ di pompe funebri e puntando a mettere in ginocchio le ditte concorrenti. In un caso, che risale allo scorso maggio, tre destinatari del provvedimento di fermo hanno fatto trovare davanti all’ingresso di un negozio di pompe funebri una testa di maiale. Un dettaglio che ha richiamato alla memoria la testa di maiale devastata da colpi e fatta trovare davanti a un ristorante di Ostia e citata nelle carte giudiziarie dell’operazione Maverick di due anni fa quando la Dda di Roma attribui’ a Roberto De Santis detto ‘Nasca’ e Roberto Giordani detto ‘Cappottone’ la gambizzazione nel 2007 del boss Vito Triassi.