«Eravamo alla ricerca di una hit che potesse competere con ‘O latitante di Tommy Riccio. Nelle intenzioni era un pezzo dal taglio sociale, per parlare dei problemi della nostra terra. Io rivolsi questa richiesta al maestro Alfonso Alfieri (autore della musica e del testo del brano in questione) e lui ebbe l’idea di fare un pezzo che si ispirasse al film “Il camorrista”. È così che è nato ‘o capoclan». A parlare è il cantante Nello Liberti, recentemente condannato a 16 mesi di carcere per istigazione a delinquere per aver inneggiato alla camorra di Ercolano, nel corso di una intervista pubblicata dal quotidiano d’inchiesta online Stylo24.it.

«Potessi tornare indietro – ha proseguito Liberti nella sua prima intervista dopo la condanna – non farei mai una scelta del genere. Anche se, voglio ribadire, io sono l’interprete del brano, non l’ho scritto io, l’autore è Alfonso Alfieri. Tra l’altro, il brano l’ho pagato 400 euro. Questa la spesa solo per cantare il pezzo e inserirlo nel disco. Gomorra è business e allora non si tocca, Nello Liberti è una persona estremamente ingenua che si è trovata al posto sbagliato, nel momento sbagliato. Io da tempo lotto contro Gomorra, ho perfino una pagina Facebook e consiglio ai giovani di non imitare le azioni dei personaggi che vengono celebrati nella serie». «La camorra – ha concluso il cantante – è un cancro da estirpare con tutti i mezzi, mi rendo conto di aver contribuito a lanciare un brutto messaggio, e sottolineo: è successo 17 anni fa, ero giovane, e non mi sono reso conto della sua gravità».