Home Notizie Comunali a Pomigliano: “Rinascita” punta sui giovani. L’intervista a Vito Fiacco

Comunali a Pomigliano: “Rinascita” punta sui giovani. L’intervista a Vito Fiacco

A Pomigliano d’Arco le elezioni Comunali stanno infervorando la cittadina partenopea, che si ritrova davanti ad una vasta scelta di liste e candidati: sono 24 le liste, 570 i candidati e 4 i candidati a sindaco. Abbiamo incontrato Vito Fiacco, che non solo è il capolista di “Rinascita”, una lista che si rifà alla “vera sinistra”, ma è anche uno dei candidati più giovani di Pomigliano.

Sei uno dei candidati più giovani delle comunali pomiglianesi. A tal proposito, quant’è importante l’attivismo politico da parte dei più giovani? Credi che i tuoi coetanei siano troppo indifferenti alla politica in generale?

«L’attivismo dei più giovani rappresenta da sempre un tassello fondamentale della lotta politica: l’indipendenza dei più giovani, la loro voglia di rivalsa e la volontà di costruire un domani migliore contribuisce a dar loro la capacità di leggere il mondo e le dinamiche che lo compongono in maniera unica; bisogna poi riuscire a trasformare questa capacità in proposta politica. Oggi purtroppo la sfiducia e l’indifferenza nei confronti della politica non riguarda solo i giovani, le colpe sono molteplici e vanno da una classe dirigente che negli ultimi anni ha sbagliato quasi tutto a un sistema che costruisce il proprio potere sul disinteresse. Qui però torniamo alla domanda precedente: l’attivismo dei più giovani è necessario per costruire una nuova classe dirigente e un nuovo modello di Politica che ridia speranza e riavvicini le persone alla Politica e viceversa, ed è quello che stiamo provando a fare con Rinascita».

Pomigliano è nota per il suo altissimo tasso di PM10, nonostante le misure adottate dal sindaco attuale come quella delle targhe alterne. Come credi che questo problema possa essere risolto?

«Le misure adottate dall’attuale amministrazione si sono rivelate completamente inefficaci: durante il lockdown nonostante un bassissimo tasso di circolazione la nostra città ha sforato i parametri fissati per il tasso di PM10. Il problema è complesso e va affrontato in sinergia con i comuni limitrofi non essendo possibile trovare una soluzione agendo singolarmente. Non bisogna però dimenticare che queste tematiche necessitano dell’intervento di esperti e studiosi del settore onde evitare altre misure fallimentari».

Come può Pomigliano migliorare in termini di ecosostenibilità?

«Il primo passo da fare è quello di intraprendere una politica educativa del cittadino all’ecosostenibilità. Le scelte calate dall’alto come in questi anni si sono rivelate fallimentari, i processi necessitano di partire dal basso con il supporto delle istituzioni. Abbiamo proposto in termini di ecosostenibilità l’attuazione del Patto dei Sindaci, un’iniziativa del 2008 della Commissione Europea che mira alla creazione di una rete permanente di città che intendono avviare un insieme di interventi volti alla tutela dell’ambiente, attraverso la presentazione di un nuovo piano energetico decennale. Va poi rafforzato il trasporto pubblico locale dando la possibilità ai cittadini di raggiungere qualsiasi punto della città in un tempo ragionevole, a ciò può essere affiancata la creazione di aree parcheggio verdi nei punti di accesso della città, il tutto, collegato, disincentiverebbe l’utilizzo dell’automobile nel perimetro cittadino».

Qualche settimana fa è venuto qui, a Pomigliano, Mario Adinolfi personaggio non poco controverso. Tu hai fatto parte del piccolo gruppo di contestatori che si è creato fuori la Feltrinelli. Perché eri lì? Quali sono i principi che Adinolfi sostiene che tu invece rifiuti di accettare?

«La contestazione si è mossa su due aspetti: il primo riguarda la contestazione allo stesso Mario Adinolfi e alle sue idee che non riesco a chiamare principi e che possono anche essere letti e definiti brutalmente come omofobia, transofobia, sessismo, e potrei continuare ancora per molto. Pomigliano si è sempre posta come una comunità aperta, tollerante e inclusiva; ciò l’ha dimostrato anche un anno fa quando siamo scesi in piazza a contestare le politiche d’odio della Lega. Questa vocazione della nostra comunità ci collega al secondo aspetto: la scelta di concedere il patrocinio del Comune a quell’iniziativa è stata vergognosa perché ha di fatto non solo legittimato le posizioni di Adinolfi, ma le ha anche unite al gonfalone della città che da un punto di vista simbolico rappresenta l’adesione dei cittadini a certi “valori”. Il Sindaco Russo avrebbe dovuto partecipare a titolo personale, non in qualità di primo cittadino».

Ultimamente a livello nazionale l’argomento “movida” cavalca la cresta del dibattito pubblico. Tu credi che la movida a Pomigliano abbia qualche problema o che sia da regolamentare, in particolar modo durante questa pandemia?

«In generale la pandemia ha sicuramente messo al centro del dibattito pubblico la movida e le sue contraddizioni. Quello che non mi piace è che in questo periodo la movida è diventata il capo espiatorio per la risalita della curva dei contagi, questo non significa che la stessa non vada regolamentata e che molti non abbiano rispettato le regole, bisogna punire chi sbaglia, ma allo stesso tempo non bisogna scaricare tutte le responsabilità su questo singolo settore. Anche Pomigliano vive una movida abbastanza frenetica soprattutto grazie alla nuova vocazione commerciale della città, la stessa va regolamentata cercando di conciliare questa nuova vocazione alle esigenze della comunità, in particolare di chi vive nelle zone dove si vive la movida, bilanciando entrambi gli interessi. Scendendo nel particolare, mi tocca constatare che, se nel primo post-lockdown c’era molta attenzione da parte di tutti al rispetto delle norme, adesso forse in molti si stanno lasciando andare, ma bisogna essere vigili onde evitare il ritorno di una situazione che dal punto di vista sociale e economico potrebbe avere delle conseguenze disastrose».

Il sindaco Lello Russo è stato sindaco per più di 20 anni. Come credi che la sua amministrazione abbia lavorato per tutto questo tempo?

«Non ho avuto la possibilità data la mia età di vivere le prime amministrazioni Russo. Su quelle degli ultimi 10 anni però sono categorico: è stato un decennio buttato al vento, dato che non ci sono state opere pubbliche di rilievo, non c’è stata la capacità di intercettare fondi europei, sono stati gettati soldi pubblici in opere come la rotonda al Ponte o una pista ciclabile (che, di per se, è un ottima idea) fatta male e deleteria nei confronti dei commercianti e dei residenti, aumenta il traffico e lo smog, non c’è stato più spazio per iniziative culturali di spessore affiancando, a ciò, la svendita dei beni comuni regalati a privati, non c’è stata una riqualificazione delle periferie e dei quartieri popolari che sono stati abbandonati al degrado, si è scatenato un boom di interventi edilizi molto spesso inutili e dannosi, a ciò dal punto di vista politico si aggiunge l’assenza e l’impossibilità di avere un dialogo con questa amministrazione a cui si aggiunge un atteggiamento da padroni che svilisce la rappresentanza istituzionale, oltre alle gravi scelte a danno dei diritti e degli interessi dei cittadini come la scelta di schierarsi a sostegno del Referendum proposto da Marchionne a discapito dei lavoratori Fiat (oggi FCA ndr)».

Tutti o quasi sono a conoscenza della storia della cittadella scolastica di Pomigliano, della cui costruzione si parla da più di 10 anni, eppure solo l’anno scorso è stato dato l’ok ai lavori. Credi che l’attuale amministrazione avrebbe potuto far accelerare i tempi? O la colpa ricade esclusivamente su enti superiori come Provincia e Regione?

«Nel 2015 ero membro dell’esecutivo dell’Unione degli Studenti di Pomigliano, insieme al quale scendemmo in piazza a Pomigliano per sollecitare l’amministrazione nell’unirsi a noi in questa lotta dato il peso politico che un Sindaco ha. Il sindaco Russo in quell’occasione ci fece diverse promesse: quella di impegnarsi da un punto di vista politico in questa causa o di richiedere una riunione formale con i componenti della giunta e con l’Assessore metropolitano all’edilizia. Quando, un anno dopo, insieme ad altri ragazzi riuscimmo ad ottenere un colloquio con lo stesso assessore, questo ci disse chiaramente che quelle promesse erano state parole al vento. La prossima amministrazione comunale dovrà prendersi la responsabilità di affiancare i ragazzi che vivono la scuola in situazioni edilizie terribili in questa battaglia, fermo restando la competenza della città metropolitana sulla questione».

Parliamo un po’ di giovani e di impresa: Pomigliano d’Arco può essere descritta come la Milano dei paesi vesuviani, grazie al suo essere una città di stampo industriale; adesso però è necessario che le nuove generazioni portino avanti tale nomea: come è possibile aiutarli?

«Noi di Rinascita abbiamo su questo delle idee ben chiare: innanzitutto vogliamo creare un fondo per il finanziamento dell’imprenditoria giovanile a cui va affiancato uno sportello di consulenza gratuito in materia di fondi Regionali ed Europei. A ciò va aggiunta la vicinanza politico-istituzionale ai tanti cittadini che lavorano nelle fabbriche della nostra città garantendo loro supporto nelle questioni che li riguardano. Bisogna anche pensare al supporto da dare ai giovani nel loro percorso di studi e di preparazione onde ottenere quelle competenze necessarie per competere con le altre realtà del mondo. Nel nostro programma c’è una proposta che mi rende molto fiero, ovvero lo stanziamento nel bilancio comunale di mezzo milione di euro per il Diritto allo studio al fine di garantire a tutti la possibilità di costruire attraverso lo studio e la cultura il proprio futuro».

Qual è la più grave mancanza di Pomigliano d’Arco come città?

«Manca la capacità di leggere i bisogni della nostra comunità ed offrire adeguate soluzioni, ciò che più mi preoccupa è stata la totale indifferenza da parte dell’attuale amministrazione verso l’emergenza economica che si abbatterà anche sulla nostra città a partire da settembre: ci sono stati diversi mesi per programmare uno scostamento di bilancio e destinare fondi a chi si ritroverà difficoltà, ma, invece, non si è fatto nulla, con buona pace di chi ha bisogno di un sostegno al reddito o un aiuto per sostenere spese come quello per gli affitti. Ecco perché nel nostro programma ci sono due punti molto importanti in questo senso, ovvero quelli di una creazione di una carta sociale di sostegno al reddito e la costituzione di un fondo per il sostegno al pagamento dei canoni di locazione degli immobili, ad uso abitativo e commerciale. In generale, però, manca la visione di un progetto di città a lungo periodo: bisogna avere la capacità di leggere le dinamiche che ci circondano e costruire una città in relazione ai nuovi e vecchi problemi che colpiscono la nostra cittadina; bisogna, come spesso mi ripete un caro amico ,“Pensare globalmente e agire localmente”: dobbiamo a partire dal 22 settembre costruire un nuovo modello di città che riesca a raccogliere tutte le sfide che ci ritroveremo ad affrontare dalla crisi climatica a quella economica, provando ad essere un esempio per l’intero Paese».

Riassumi “Rinascita” in tre ideali.

«I nostri ideali sono quelli della vera Sinistra, quella che ha avuto espressione in personaggi del calibro di Berlinguer e Pertini, la sinistra della Giustizia Sociale e della libertà, quella che sta dalla parte degli ultimi e degli oppressi».

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