Si riaccende il dibattito politico a Striano. Giulio Gerli, imprenditore strianese candidato a sindaco alla scorsa tornata elettorale, torna in campo con un videomessaggio di buona domenica sulla pagina del suo movimento “Liberi di Scegliere”. Il dibattito si apre con la lista lunghissima di azioni speculative messe in campo dal sindaco Del Giudice durante il lockdown. «Siamo stati in silenzio per avere garbo istituzionale in un momento difficile, ma i politici hanno cavalcato il sentimento della paura per ottenere consenso. A Striano Antonio Del Giudice ha dato il peggio di sé», dichiara Giulio Gerli. Nell’intervento l’imprenditore strianese denuncia un fatto gravissimo. «Della lunga lista di misfatti dell’amministrazione ne cito solo uno perché sintetizza e denota la vera identità di questo sindaco-personaggio – continua Gerli – Ha utilizzato gli scatoli della sua azienda per consegnare i beni alimentari della Caritas, delle associazioni e delle donazioni di tanti privati. Un gesto di pessimo gusto».

E ancora: «Cerco di limitarmi a registrare questi fatti lasciando ai cittadini l’interpretazione, invitandoli a ragionare sul personaggio a cui sono affidate le sorti del paese. Lo dico senza alcuna forma di sciacallaggio politico. Hanno avuto un anno per governare e hanno dimostrato qual è il loro valore». Non poteva mancare, da parte del leader della prima forza di opposizione, il commento sullo spartitraffico di via Risorgimento: «Sono prenditori, non imprenditori. Questo sindaco è molto bravo a sperperare i soldi degli altri, soprattutto quelli dei cittadini, un po’ meno a spendere i suoi. I birilli spartitraffico sono la dimostrazione lampante dello sperpero e dell’incapacità». Il decoro urbano di Del Giudice, per Giulio Gerli, «è una forma di distrazione di massa: serve solo a dimostrare di fare qualcosa». I problemi seri dell’amministrazione «stanno bollendo in pentola e fanno parte dei loro impegni elettorali assunti che non permetteremo di pagare. Gli impegni elettorali si pagano a livello personale, non con i soldi pubblici o dei comuni», conclude Gerli.