Il Centro medico polispecialistico Cmo di Torre Annunziata ottiene l’annullamento del sequestro dei macchinari Pet/Tac. Riapre pertanto la Medicina Nucleare, grazie all’accoglimento del ricorso presentato dai legali del Centro Medico Oplonti al Tribunale del Riesame. Annullato, quindi, integralmente, il sequestro disposto dai magistrati oplontini lo scorso 11 maggio. «Avvertiamo il dovere morale di informare i cittadini, i medici, le comunità scientifiche e, soprattutto, tutti i pazienti che in questi anni si sono affidati alla nostra struttura per ottenere assistenza» sono le parole di Luigi Marulo, amministratore del Cmo Centro Polispecialistico. Il Riesame ha accolto tutte le argomentazioni esposte dagli avvocati del Centro. «Come comunicato precedentemente, eravamo e siamo fiduciosi che presto sarà fatta chiarezza sulla vicenda. Ribadiamo la piena fiducia nell’operato dei giudici e della magistratura. Un particolare ringraziamento va, infine, ai nostri difensori, per il forte impegno profuso, umano e professionale».

Il sequestro dei macchinari del centro polispecialistico oplontino fu effettuato lo scorso 11 maggio, in seguito a un provvedimento emesso dal gip della Procura di Torre Annunziata che aveva esaminato l’esito delle indagini condotte dai carabinieri dell’Aifa di Roma. Secondo le investigazioni dell’Aifa, nella struttura polispecialistica sarebbero stati preparati e somministrati dei radiofarmaci sperimentali, pur non avendone avuta l’autorizzazione. Il farmaco di cui si tratta è il “Rame Cloruro 64”. Vennero quindi posti sotto sequestro preventivo i macchinari Pet/Tac ma anche somme di denaro ritenute provento di quella che era stata configurata come una presunta truffa ai danni del servizio sanitario regionale. Il periodo sotto esame dei militari dell’Aifa era quello dal 2015 al 2018 durante il quale risultava che il Cmo aveva effettuato 700 somministrazioni improprie del radiofarmaco sotto accusa. I pazienti trattati con il Rame Cloruro 64, secondo gli investigatori erano tutti malati oncologici che si recavano al Cmo convinti di sottoporsi a una prestazione innovativa.