Mercato dei fiori di Pompei, un pugile per picchiare chi non pagava il “pizzo”


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«Chi non si rivolgeva alla Engy Service veniva tagliato fuori dal mercato dei fiori di Pompei. Chi non accettava il racket imposto dall’azienda di fatto di proprietà del boss Luigi Di Martino ’o profeta, praticamente veniva prima pestato e poi escluso dal giro di affari». Così un maresciallo del nucleo investigativo di Torre Annunziata. Entra nel vivo il processo ai presunti picchiatori del clan Cesarano di Castellammare, accusati dall’Antimafia di aver pestato a sangue un imprenditore del settore florovivaistico su ordine del boss Luigi ’o profeta. La colpa dell’imprenditore, a sua volta indagato per un’altra vicenda, era quella di aver deciso di non assecondare le richieste del reggente del clan Cesarano, oggi detenuto al regime del 41-bis. Per picchiarlo, è l’accusa del pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta, Di Martino avrebbe ingaggiato due picchiatori salernitani, con un “palo” stabiese a garantire che non ci fossero errori, che venisse cioè venisse pestato l’imprenditore giusto. A processo con rito ordinario ci sono lo stabiese Vincenzo Melisse, il pugile Ivan Cammarota e il boss di Pontecagnano, Francesco Mogavero, unico detenuto in carcere.



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