L’Atletico Portici e l’appello delle scuole calcio: “Sì alla ripartenza con allenamenti individuali”


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Durante il lockdown sedute di allenamento via Zoom e tornei virtuali di Fifa: “Ma ora è il momento di tornare in campo”



Come se esistessero solo i milioni della Serie A e delle coppe europee. Mentre si cerca di trovare una soluzione per la ripartenza (diciamolo senza fronzoli: azzerare i rischi è di fatto impossibile), c’è chi attende con ansia di tornare in campo. Per calpestare di nuovo quel rettangolo verde ch’è uno scrigno inesauribile di sogni. Sì, il sogno di diventare una stella. Magari come Mertens, Cristiano Ronaldo o Messi.

Perché è di sogni che si nutrono i bambini. Sogni infranti da un virus sconosciuto e spietato. Nemico invisibile di un mondo in ginocchio e con le idee confuse. L’esercito dei baby calciatori scalpita. I talenti del domani sono pronti a correre dietro a un pallone, guidati dagli allenatori delle scuole calcio che poi sono anche e soprattutto palestre di vita. “Il calcio come valore” è il motto dell’Atletico Portici, dal 2011 un punto di riferimento per gli aspiranti calciatori del Comune vesuviano. “Abbiamo continuato a seguirli anche da casa, ma ora si può, anzi si deve riprendere. Quanto meno con gli allenamenti individuali” spiega Ciro Sforza, anima dell’Atletico.

Dunque, siete per la ripartenza.

“Assolutamente sì. Non esiste uno sport sicuro, neanche il tennis. Per quanto riguarda gli sport di squadra è giusto non far disputare le partite perché i contatti sono inevitabili. Ma gli allenamenti individuali si possono svolgere in assoluta sicurezza, rispettando anche un protocollo rigido”.

Ci spieghi meglio.

“Abbiamo già pensato a tutto: in un campo da 11, ad esempio, potranno allenarsi fino a 24 ragazzi contemporaneamente, ognuno dei quali disporrà di uno spazio di 160 metri quadrati”.

Distanziamento assicurato.

“E non solo. Anche controlli con il termoscanner e, ovviamente, l’uso di gel igienizzanti”.

Come si fa con gli spogliatoi?

“Chiusi. Finito l’allenamento, si torna a casa per la doccia. Lo fanno i calciatori di Serie A, possiamo farlo anche noi”.

Con le altre scuole calcio siete in contatto?

“Sì, nei giorni scorsi abbiamo organizzato una video-conferenza con oltre 100 società. E giovedì ne abbiamo in programma un’altra alla presenza del presidente della Figc campana: significa che la nostra voce non è rimasta inascoltata. Non bisogna dimenticare mai che dietro al calcio esiste un movimento economico senza eguali e che tantissime famiglie ora stanno pagando a caro prezzo la crisi causata dal virus”.

La parola d’ordine è sicurezza.

“Certo. Non tutti i bar, pizzerie o ristoranti hanno aperto perché non in grado di attenersi al protocollo. Ecco, lo stesso criterio dovrebbe essere utilizzato anche per le scuole calcio: chi può garantire sicurezza, riparte. Del resto, c’è una questione che non va sottovalutata…”.

A cosa si riferisce?

“Al fatto che molti ragazzini si danno appuntamento in strada e nelle piazze per giocare mettendo a repentaglio la loro salute e quella dei loro cari. Riaprendo le scuole calcio, invece, sarebbero al sicuro”.

Un appello al premier Conte.

“Al Nord già fioccano le domane per i centri estivi nelle parrocchie. Perché non organizzarli anche con le scuole calcio?”.

Durante il lockdown siete riusciti a seguire i vostri calciatori?

“Non li abbiamo lasciati soli. Anche con altre scuole calcio abbiamo organizzato sedute di allenamento via Zoom, proprio come se ci stessimo preparando alla partita della domenica. E, ancora, video lezioni con un preparatore atletico e tornei di calcio virtuale a Fifa: siamo e resteremo sempre una grande famiglia”.

Già, perché non parliamo solo di calcio…

“Proprio così: il nostro motto è ‘il calcio come valore’.  Siamo molto attivi nel sociale: doniamo il sangue, consegniamo regalini ai bambini ricoverati all’ospedale Pausillipon, collaboriamo con le parrocchie e supportiamo una comunità di Castel Volturno aiutando persone in difficoltà. Il calcio unisce: per questo ci battiamo affinché si riparta il prima possibile”.

Un messaggio ai suoi ragazzi.

“Tranquilli: ritorneremo più forti di prima”.

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