Dolore per Antonio Nogara, piccolo imprenditore di 58 anni alla guida di una attività di arredi con 6 dipendenti alla periferia est di Napoli. Si è tolto la vita impiccandosi nella sua piccola azienda, ma non è stato problemi economici, fa sapere il sindaco di Cercola, Vincenzo Fiengo. Nogaro aveva infatti fiducia nel futuro, lui che sette anni fa aveva avuto la forza di avere la meglio su un tumore. E che agli amici diceva: «Ho superato quello, passerà anche questa». I familiari, preoccupati per il suo mancato rientro a casa, a Cercola, comune della fascia a ridosso del capoluogo, hanno avvisato le forze dell’ordine che hanno fatto la scoperta in serata. Lascia moglie e figlia. Il pensiero è andato subito alle preoccupazioni comuni a tanti piccoli imprenditori in questo periodo post lockdown da Coronavirus. La difficoltà di ripartire, il lavoro che diminuisce, i dipendenti da pagare. A loro in particolare teneva moltissimo.

Come conferma un amico commerciante, Marco Scala, tra gli ultimi a vederlo, che ha l’attività proprio di fronte a quella dell’imprenditore suicida. «Se aveva un problema – racconta – si sacrificava lui, piuttosto che privare i suoi dipendenti di qualcosa. Per lui era una questione di dignità. Ieri sera ci siamo salutati come sempre, l’ho visto entrare in azienda. Nulla faceva presagire un gesto del genere. Anzi, anche in questi giorni era Tonino quello che incoraggiava gli altri, il più ottimista, quello che diceva ‘vedrai supereremo anche questa». Il sindaco di Cercola, Vincenzo Fiengo, si fa portavoce del dolore della famiglia: «Mi hanno chiesto di far sapere che il suicidio non è legato a motivi economici ma che il loro congiunto soffriva da tempo di una forma depressiva che si è accentuata negli ultimi tempi». Alla famiglia esprime vicinanza il premier Conte che ha parlato della “dolorosa notizia” nel corso di un incontro con le imprese.