Se n’è andato stanotte all’improvviso. Il mio amico Carmine Alboretti non c’è più. L’amico di tutti, un “difensore” dell’area vesuviana. Certamente uno dei giornalisti più preparati del territorio che oggi è più povero, molto più povero. Carmine aveva solo 45 anni, lascia la moglie ed il suo bimbo. Siamo tutti sconvolti e senza parole. Ma di Carmine voglio ricordare poche cose, non solo il giornalista che è stato e che sarà grazie a tutto quanto ci ha lasciato in dote. Carmine è infatti soprattutto un Uomo, un fratello di tutti di noi.

Ci eravamo scambiati alcuni messaggi appena un paio di giorni fa: si parlava del Vesuvio. Lui di Boscotrecase era molto legato alla sua terra, una terra che ha strenuamente difeso da giornalista durante la lotta contro la discarica di Terzigno. Una battaglia che abbiamo condiviso da amici e colleghi insieme ad altre decine di giornalisti. Con Carmine condivisi anche la cerimonia di premiazione del Premio Franco Landolfo nel 2017, quando ci fu assegnato un riconoscimento. Carmine era super preparato, e non lo dico perché pare che così debba essere quando qualcuno se ne va troppo presto. Lo era sul serio: da buon avvocato era infallibile su ordinanze, decreti e tutto quanto ci fa drizzare i capelli. Ottimo saggista e vaticanista, Carmine riusciva davvero in tutti i campi.

Ma, sconvolto dall’addio per sempre di un amico, è un altro il messaggio che deve passare di Carmine: la bontà assoluta. Carmine è una delle persone più buone che io abbia mai conosciuto e con cui, insieme ad altri colleghi, condividevamo tante passioni. Un’enciclopedia dei film di Totò e delle commedie di Eduardo, un amore spropositato per Bud Spencer e per la napoletanità. Un giorno, amico mio, torneremo a prenderci in giro per la fede calcistica. Non mi mancherà mai così tanto uno juventino. E so, che ovunque tu sia, dopo questa frase, starai sorridendo.