Assalto armato alle Poste: graziati i rapinatori di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano e Torre


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Graziato miracolosamente il commando di rapinatori che assalì l’ufficio postale di Nonio vicino Verbania sul lago Maggiore. La base operativa era stata individuata tra Ottaviano e San Giuseppe Vesuviano. Ed infatti ad Ottaviano era residente Angelo Annunziata, considerato dai carabinieri l’organizzatore della rapina che era stato incastrato dal basista Ignazio Moccia, anche egli di San Giuseppe Vesuviano, carpentiere che aveva ospitato i rapinatori presso la sua abitazione a Verbania. Annunziata, difeso dall’avvocato Gennaro De Gennaro del Foro di Torre Annunziata, ha riportato una minima condanna di 2 anni 10 mesi sebbene fosse la figura di vertice del commando. Tra l’altro lo stesso aveva organizzato la rapina sebbene si trovava detenuto ai domiciliari per droga. Il giudice di Verbania lo ha graziato sebbene Annunziata non avesse confessato.



Riportano una minima condanna anche i due esecutori materiali della rapina Nunzio Amato, difeso anch’egli dall’avvocato Gennaro De Gennaro e Maurizio Esposito difeso dall’avvocato Roberto Romano del Foro di Avellino che sono stati condannati a tre anni e quattro mesi. Una condanna miracolosa se si pensa che si trattava di una rapina aggravata dall’uso delle armi, delle più persone riunite e travisate commessa nel territorio del verbanese ovvero nel profondo nord.

Il carpentiere incensurato nonché il vero accusatore Moccia Ignazio difeso dall’avvocato Giuliano Clementi ha riportato una condanna di due anni col patteggiamento. Qualche mese fa erano stati scarcerati anche i tre rapinatori del commando dopo circa anno di detenzione in carcere. Risultato davvero sorprendente ed insperato in quanto la rapina aveva messo in agitazione la tranquilla cittadina di Verbania ed il suo circondario.

I rapinatori considerati tra i più pericolosi professionisti di rapine in banca del napoletano avevano assaltato come in una scena di un far west l’ufficio postale di Nonio con armi in pugno, sfruttando il fatto che non fossero presenti né la vigilanza né telecamere di videosorveglianza. Quell’episodio aveva terrorizzato il Verbanese. Una rapina studiata nei minimi particolari. Eppure qualcosa era andato storto sebbene i rapinatori si erano impossessati del bottino ed erano scappati via. A tradirli il Dna di Amato.  Erano finite in manette, quattro persone: un 63enne di Cesara, ma originario del napoletano, Ignazio Moccia, carpentiere incensurato che aveva messo a disposizione casa sua come base logistica per i rapinatori, e tre uomini residenti nel napoletano, tutti con precedenti per reati contro il patrimonio, Maurizio Esposito, classe 1974, Nunzio Amato di 25 anni, di Torre Annunziata, Angelo Annunziata classe 1971 di Ottaviano. Le quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip del Tribunale di Verbania, erano state eseguite il19 marzo, dai carabinieri del comando provinciale di Verbania insieme ai colleghi di Napoli.

La rapina

Il colpo era stato messo a segno da due uomini, il 45enne Esposito Maurizio e il 25enne, Amato Nunzio che dalla provincia di Napoli avevano raggiunto il piccolo centro del Cusio. I due, a volto coperto e armati di pistola, erano entrati nell’ufficio postale di Nonio subito dopo la consegna del denaro da parte della Mondialpol; avevano minacciato la direttrice, che aveva consegnato loro circa 7mila euro, meno della metà di quanto ricevuto. L’altra parte del denaro era già stata ritirata in cassaforte.

Le indagini dei carabinieri

I rilievi tecnici eseguiti dai militari dell’Arma intervenuti sul posto avevano permesso di individuare alcune impronte digitali, che avevano portato all’identificazione di un soggetto pregiudicato, appunto Amato, residente in provincia di Napoli. Le indagini sono poi proseguite per individuare il secondo rapinatore Maurizio Esposito che è risultato essere l’organizzatore del colpo. Infine, i carabinieri avevano individuato un terzo soggetto, il 48enne, Angelo Annunziata che si trovava già agli arresti domiciliari nel Napoletano che aveva lavorato dietro le quinte. Proprio quest’ultimo avrebbe messo in contatto il 63enne, Moccia Ignazio, anch’egli originario di Ottaviano che conosceva perché aveva lavorato con lui in passato nel verbanese, con i rapinatori. Il carpentiere Moccia aveva il compito di ospitare i due rapinatori, giunti sul lago insieme già a fine novembre, per permettere loro di portare a termine il colpo del 3 dicembre 2018.

La sentenza emessa in data odierna da parte del giudice per le indagini preliminari di Verbania ha chiuso il primo round. Ora i difensori avranno la possibilità di impugnare la sentenza e si passerà all’appello. Gli imputati continueranno miracolosamente ad espiare la pena dai domiciliari.

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