Non ci stanno a passare soltanto come la famiglia che ha aggredito. A parlare è la sorella dell’uomo deceduto ieri per un sospetto caso di Coronavirus e che dopo 20 ore sta ancora aspettando un tampone post-mortem. Insomma, al momento c’è un corpo in un letto di casa a Poggiomarino, al suo capezzale soltanto la moglie convivente, ma ancora nessuno che sia passato per effettuare il test rallentando dunque anche le pratiche per l’estremo saluto. Su quanto accaduto è intervenuta la sorella della vittima, zia dell’uomo che avrebbe colpito l’equipaggio del 118: «Mio nipote ha sbagliato – ha subito esordito la donna – ma lasciate che racconti come sono andati i fatti. Ieri erano 20 giorni che mio fratello aveva febbre alta e problemi respiratori, sono settimane che chiedevamo al medico di base di attivare la procedura per effettuare un tampone, ci ha sempre detto che non fosse il caso, ci è sembrato anche che ci rispondesse male». La sorella della vittima fa l’elenco dei sintomi, e sono quelli che si sentono dalla bocca di tutti gli esperti in tv e sui social: febbre e dispnea, stanchezza, perdita del gusto e dell’olfatto. «Malgrado questo non è stato fatto nulla, mio fratello è stato abbandonato nonostante le nostre insistenze con il medico di famiglia, e con il 118 che avevamo chiamato già una settimana fa. Non è vero che abbiamo rifiutato il ricovero, nessuno l’ha mai disposto, anzi abbiamo insistito affinché mio fratello fosse curato. Da persone perbene non ci siamo recati in nessun pronto soccorso perché ci è stato detto di non farlo, queste sono le regole». Intanto c’è una vittima, con sospetto Covid-19 che da 20 ore attende il tampone post-mortem, mentre i figli si trovano in strada a vegliare il papà morto a distanza perché chiaramente non possono avvicinarsi per il rischio di contagio. La zia e sorella della vittima tiene ancora a precisare: «Mio nipote ha reagito male, lo ammetto. Ma siamo tutti distrutti da 20 giorni in cui nessuno ci ha dato ascolto e che sono culminati con la morte di mio fratello, un decesso per cui vogliamo andare fino in fondo. Per noi si poteva evitare», conclude tra le lacrime di dolore che squarciano anche il petto degli interlocutori.