La sofferenza di una morte lontana dai propri cari. Il dolore che s’aggiunge al dolore, nell’impossibilità per chi resta di un ultimo saluto col funerale. Vite – più di 20 mila, solo in Italia – spente dal coronavirus. Persone – con le loro esperienze, il loro percorso fra famiglia, lavoro, vicissitudini – da non lasciare andare via così, nell’anonimato o quasi. Al contrario, da ricordare, ancor di più, perché decedute per il Covid-19, in questo Paese e in un questo mondo così diversi da un paio di mesi fa. La storia è raccontata dal “Secolo XIX” di cui riportiamo l’intervista all’imprenditore Alessandro Giordano, 43 anni, originario di Pompei, una prima vita da ingegnere elettronico e una seconda a Rapallo da albergatore, ha appena lanciato il tutt’Italia il progetto “La storia per sempre”. Ovvero un libro che raccoglierà i racconti, i pensieri, gli aneddoti dei parenti e degli amici sulle persone che sono state uccise dal coronavirus e che, all’improvviso, senza un’ultima carezza, sono andate via per sempre. «La mia famiglia non è immune, purtroppo – racconta Giordano – Il coronavirus si è portato via mio zio Carlo a Pompei. Aveva 78 anni, stava bene, aveva solo lievi problemi legati all’età: in venti giorni è mancato. Una persona sempre positiva, anche se prudente».

Via Facebook e social Giordano ha lanciato il progetto “La storia per sempre” soprattutto nelle zone d’Italia – a partire dalla Bergamasca – più colpite dai decessi per coronavirus. «È un lavoro di condivisione, di raccolta di memorie, di parole suggestive, di esistenze portate via. Quante persone anziane con la loro storia, i loro saperi, i loro proverbi se ne sono andate. Ciascuno è unico: è importante che resti una traccia, soprattutto per i più giovani». Tutti coloro che hanno avuto una persona deceduta per coronavirus possono prendere parte a “La storia per sempre”: il primo passo è mandare una mail a lastoriapersempre@gmail.com. «A chi mi contatterà darò delle linee guida in modo che i testi siano omogenei quantomeno per lunghezza – spiega Giordano – Scrivere, ricordare una persona cara morta così, all’improvviso credo possa essere positivo, una sorta di sfogo anche per chi resta e può condividere così il proprio dolore».

L’idea è raccogliere tutte le testimonianze in un libro: «Come categoria di albergatori ci siamo domandati cosa avremmo potuto fare in questo momento: sia io sia alcuni colleghi abbiamo avuto quest’idea. Il libro verrà donato alle scuole elementari e medie, in modo che rimanga come testimonianza per i bambini e i ragazzi, un seme per non dimenticare quanto è stato». Il secondo filone sarà la vendita dell’opera al pubblico: «In questo caso, tutto quanto il ricavato sarà completamente devoluto ai centri di ricerca scientifica che si stanno adoperando per l’individuazione del vaccino e delle soluzioni farmacologiche per debellare il Covid-19».