La lettera dal carcere dei detenuti vesuviani: «Esposti al Coronavirus, siamo disperati»


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Dal Reparto S4 Carcere Secondigliano, per tramite di una familiare di un detenuto dell’area vesuviana, riceviamo e volentieri pubblichiamo:



Siamo detenuti del carcere di Napoli, Secondigliano e questa missiva speriamo arrivi nelle mani di chi può darci una mano sia da un punto di vista giuridico che umano. Il nostro accorato appello è rivolto al santo Papa, al ministro Bonafede, al presidente della repubblica Mattarella, al presidente del consiglio Conte, al ministro della salute Speranza, ed in quanto napoletani, al presidente De Luca. Innanzitutto, noi detenuti di Secondigliano, iniziamo dicendo che siamo stati tranquilli nel momento in cui ci sono stati sospesi i colloqui, non perché non eravamo sconvolti, anzi, ma perché abbiamo compreso fin da subito l’alto rischio di contagio a cui saremmo andati incontro, se avessimo avuto contatti fisici con uno dei nostri familiari. Però man mano che abbiamo metabolizzato questa crisi epidemiologica, adesso iniziamo ad avere le nostre paure e i nostri infiniti dubbi. Partiamo dal presupposto che le pene vanno pagate con la privazione della libertà, non con la privazione della dignità e della vita stessa però. Sappiamo troppo bene che il rischio di un contagio da COVID-19 nelle carceri è una bomba pronta ad esplodere in qualsiasi momento, e forse già siamo all’inizio, ad oggi si parla infatti di 15 detenuti contagiati, sempre se viene detta tutta la verità! Come da norme ministeriali, è stata richiesta una “distanza di sicurezza” minima obbligatoria, al fine di ridurre al minimo il rischio il rischio di contagio. Spiegateci però noi come facciamo a rispettare questa “benedetta” distanza?? Dunque vi chiediamo un intervento concreto e tempestivo in quanto, nella realtà in cui viviamo sarebbe una vera e propria pandemia! Tenendo conto che comunque entrano ed escono agenti penitenziari, medici, operatori che potrebbero essere portatori del virus. È pur vero che avete iniziato con un primo decreto, un primo passo… ma è poco, è troppo poco! Il sovraffollamento persisterà ancora e la nostra paura è che anche il tempo a nostra disposizione sta diminuendo, forse potrebbe essere questione di giorni o addirittura di ore che il COVID-19 dilaghi tra noi e porti una strage indescrivibile e impensabile. Questa è la nostra paura, noi vogliamo solo che venga rispettato il nostro diritto alla vita, null’altro! Ma per fare ciò c’è bisogno di ridurre il numero dei detenuti nei nostri penitenziari, che supera di gran lunga la reale capienza, anche se purtroppo a popolare le nostre carceri c’è anche un elevato numero di detenuti in attesa di essere giudicati. Magari, dopo anni, considerata la lentezza processuale italiana (a tutti nota) dovuta alla considerevole mole di lavoro, vi sarà per questi ultimi una sentenza di assoluzione, e intanto oggi rischiano addirittura la morte. Dunque chiediamo, a voi tutti, a chi ne è di competenza, il coraggio di deliberare una decisione che sia seria e radicale, anteponendo il nostro diritto alla vita a qualsivoglia pregiudizio o inutili lotte tra partiti! Per concludere facciamo un riferimento alle parole del presidente De Luca “L’ epidemia al Sud sta per esplodere in maniera drammatica, i prossimi giorni da noi sarà un inferno! Siamo alla vigilia di un’esplosione gravissima del contagio…” e quindi ci chiediamo “NOI CHE FINE FAREMO?” Per questo vi chiediamo accoratamente di non essere dimenticati, per noi questo virus malefico significa morte sicura speriamo che qualcuno ci ascolti e prenda in mano al più presto questa nostra grave e triste realtà.

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