Detenuto dell’area boschese, la fidanzata: «In cella con un’operazione da fare e il terrore del Virus»


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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Maria Rosaria, 21 anni, fidanzata di un detenuto dell’area boschese che si trova nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. La missiva è stata scritta e inviata al Garante dei Detenuti in Campania, Samuele Ciambriello, e inoltrata per conoscenza alla nostra redazione. Ecco sotto il testo integrale.



A scriverle è una ragazza di soli 21 anni la quale sente l’esigenza di manifestare un disagio, o per meglio dire un’ingiustizia che dal mio punto di vista stiamo vivendo. L’espongo brevemente la mia situazione: ho il mio fidanzato, un ragazzo di 25 anni, il quale si trova detenuto nel carcere Uccella di Santa Maria Capua Vetere (CE), facendo una piccola premessa per la rabbia del decorso della giustizia che dal mio punto di vista è sempre meritevole ma in questo caso non è stata posta la giusta attenzione in merito.  Le sto scrivendo per chiedere innanzitutto di porre molta attenzione su quella che è la struttura carceraria, dal momento in cui dal mio punto di vista vengono a mancare quelli che sono gli elementi  fondamentali riconosciuti nel nostro ordinamento quali il diritto alla salute, all’acqua (andando a violare quelli che sono i principi fondamentali della nostra carta costituzionale art.2 ) dal momento che la struttura è stata costruita su una discarica, vi è mancanza di acqua potabile per cui i detenuti sono impossibilitati nell’usufruire l’acqua per bisogni di primaria necessita, vi è un sovraffollamento delle celle per cui credo si tratti di sopravvivere in condizioni disumane e ripeto contrarie a quelli che sono i nostri principi cardini.

Nel nostro ordinamento vige il diritto alla Salute! Ma quale diritto alla salute? Dal momento in cui, nel caso di specie del mio fidanzato (e mi faccio portavoce per altri detenuti) sono mesi il quale ha fatto richiesta per potere essere operato urgentemente per una fistola, che gli procura dolore e fastidio costante, e necessiterebbe di un intervento urgente, accompagnato nella fase post operatoria di medicazioni giornaliere in luoghi sterili e soprattutto con dell’acqua potabile. Altro punto fondamentale sul quale io chiedo fortemente il suo aiuto riguarda quella che al giorno d’oggi si può chiamare una vera e  propria pandemia: CoronaVirus, la quale oltre ai gravi disagi arrecati al nostro Paese dal punto di vista di salute ed economico-finanziario, non si è prestata attenzione alla prevenzione dei detenuti, i quali come vi ho già detto vivono veramente in condizioni disagiate, per di più non ricevono i necessari controlli e non hanno nemmeno la possibilità di utilizzare le modalità di prevenzione basilare come quella per esempio di lavarsi le mani dal momento che non usufruiscono di acqua potabile. Ridurre i colloqui coni familiari o addirittura sospenderli, ritengo sia una privazione dei diritti dei carcerati in quanto già di per se vivono una situazione al quanto difficile , per questo mi associo a quanto è stato scritto dal detenuto Giovanni Zito: “Già la reclusione di per sé ci tiene isolati abbastanza dal punto di vista umano, se mettiamo anche un freno alla poca se non scarsissima attività che caratterizza nel nostro Paese la vita detentiva, rischiamo di cadere in un vortice di paure incontrollate. Noi esistiamo anche in questo piccolo mondo, non vorremmo essere tagliati ancor di più fuori dal contesto sociale e da ogni rapporto con il resto della società”.

Allora, mio caro Garante, mi rivolgo a lei per chiederle in questo momento così difficili per l’Italia stessa la possibilità di modificare la misura custodiale in carcere in arresti domiciliari, in modo particolare per chi come il mio fidanzato è “condannato” per cosiddetti reati comuni con una pena detentiva inferiore ai 5 anni. La ringrazio in anticipo.

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