C’è chi non l’ha capito, ma il Coronavirus ha “invaso” il Vesuviano: ora è tutto nelle nostre mani


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Dieci casi a Torre del Greco, poi contagi sparsi tra Trecase, San Giorgio a Cremano, Ottaviano, Somma Vesuviana, Striano, Pomigliano d’Arco, Marigliano ed in località limitrofe come Scafati, San Valentino Torio e San Marzano sul Sarno, per non parlare dei tamponi positivi riscontrati a Napoli. Insomma, per chi non l’avesse capito il Coronavirus è sbarcato ormai da un pezzo nell’area vesuviana, dove la fuga da Milano dell’altra notte rischia anche di fare aumentare la casistica da un momento all’altro compreso nei circa quindici giorni di incubazione del Covid-19. Non è una vera e propria invasione, ma siamo ad un passo pure sotto al nostro vulcano. Lo scenario dovrebbe essere sufficiente a fare capire a tutti – giovanissimi, anziani, genitori, figli, professionisti, operai, commercianti – che è giunto il momento di non fare più spallucce, di fare le persone perbene se vogliamo arrivare alla fine di questa emergenza (chissà quando) contando meno vittime possibili. Stamattina nella nostra zona vesuviana è giunta infatti la notizia del primo morto, l’anziana di Ottaviano deceduta all’ospedale di Nola. E speriamo che non sia la prima di una lunga serie, e che chi non riesca a superare la malattia possa contarsi sulle dita di una mano. Difficile, infatti, credere che non ci saranno altri eventi nefasti.



Ora dobbiamo dunque fare le persone a modo, perbene: senza mai stancarci di ripeterlo. Dobbiamo ascoltare, finalmente tutti, le disposizioni che ci vengono date dalle autorità, perché se c’è qualcuno che ancora non l’avesse capito il Coronavirus è tra noi ed è pronto a mandarci all’ospedale intubati, o peggio ad ucciderci. Il Covid-19 non è più un problema degli altri, ma nostro, del territorio in cui viviamo. E allora, è molto semplice anche per i più restii: stop assembramenti. Ieri in troppe hanno festeggiato la Festa della Donna in locali strapieni, e non erano soltanto ragazzine. Ci giungono video di cerimonie con persone stipate l’una sull’altra, certamente non con un metro di distanza. E le comitive nelle piazze, le persone in fila nei supermercati che se rispetti la “distanza di sicurezza” ti superano senza farsi problemi. Abbiamo bisogno di un cambio di mentalità: tutti. Alcuni negozi lo stanno facendo, tracciando delle linee sulla pavimentazione che consentano di limitare i contatti. Sarebbe opportuno farlo a ripetizione, se vogliamo ancora la possibilità di usufruire dei servizi minimi senza che ci siano chiusure in massa e provvedimenti coercitivi. Dimostriamo di essere capaci di organizzarci da soli, senza un “capo” che debba costringerci a tapparci in casa. Sono frasi semplici, banali, senza fronzoli. Ma cerchiamo di adeguarci adesso che abbiamo ancora speranze di uscirne con conseguenze limitate.

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