Tentò di uccidere donna in strada, bengalese di San Giuseppe Vesuviano ottiene la perizia psichiatrica


1223

Un uomo “triste”, con pochi amici, “sottopagato” che vive “meglio in carcere rispetto alla sua condizione di Napoli”, dove lavorava nelle fabbriche del tessile per una paga di “3 euro l’ora”. È una descrizione da nuovo schiavo quella che emerge dalla perizia del 31enne bengalese arrestato per tentato omicidio lo scorso 12 agosto a Milano dopo aver ferito alla gola, con dei cocci di bottiglia, una 65enne sconosciuta in largo La Foppa.  Dalla consulenza si ricostruisce la vita dell’uomo arrivato in Italia nel 2012. Lascia il Bangladesh, un negozio che «non vende molto», l’università frequentata «con buoni voti» – sogna di fare l’avvocato – e un paese dove ci sono «attriti politici». Un viaggio pagato 15mila euro, poi 7 mila euro per il permesso di soggiorno quindi mille euro al mese, si legge nella relazione firmata dal perito del giudice Mario Mantero e condivisa dal consulente della difesa Marco Frongillo. Il 31enne vive nel Napoletano, a San Giuseppe Vesuviano, «dove lavora in una fabbrica tessile, dalle 7 alle 20, per una paga da 3 euro l’ora vivendo con connazionali, da 4 a 8 nella stessa camera, il che spiega la sua incapacità di esprimersi e comprendere l’italiano». Lingua che sta imparando in carcere.  Al 31enne, che non ha mai ricevuto cure psichiatriche in passato, – e che compie quel gesto di passaggio a Milano – è stata riconosciuto al momento del fatto di essere affetto da un «disturbo psicotico breve acuto che ha escluso totalmente la capacità di intendere e di volere da cui ne discende una elevata pericolosità sociale». Per il 31enne il suo difensore, l’avvocato Andrea Aloi, ieri ha chiesto l’abbreviato e che sia affidato a una struttura alternativa al carcere.



Vuoi restare sempre aggiornato sulle notizie della tua città? Iscriviti al nostro servizio Whatsapp CLICCA QUI PER SCOPRIRE COME FARE