La Giornata della Memoria, ricordiamo per sempre i simboli dello sterminio


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Ogni volta che ricorre la giornata della memoria, di colpo, iniziano a scorrere incessanti fiumi di parole e raccapriccianti immagini dei deportati, più somiglianti a spettri che a persone. Inevitabilmente il buio dei lager cala sul presente. Diventiamo spettatori inermi di un passato lontano, che poi tanto lontano non è, di un dolore che è appartenuto ad altri, che poi tanto di “altri” non è. Il triangolo assunse, in quei terribili anni, un significato nuovo e i colori dell’arcobaleno marchiarono il destino di migliaia di persone: il giallo ai prigionieri ebrei; il nero agli asociali, intendendo per essi i malati di mente, i disabili, le prostitute, le donne omosessuali; il rosso ai prigionieri politici; il blu agli emigrati; il marrone ai prigionieri rom; il viola identificava i testimoni di Geova; il verde identificava i delinquenti comuni; il rosa era degli omosessuali. Quest’ultimi avevano il triangolo rosa cucito sulle divise tre centimetri più grandi degli altri, affinchè potessero essere riconosciuti da lontano ed evitati. Si trattò di una sorte di folle sistema semiologico di identificazione delle persone che li spedì alla mercè della perversione diabolica dei lager. Quello che successe allora va ricordato al presente, come stesse accadendo adesso, perchè come dice Primo Levi “l’Olocausto è una pagina del libro dell’Umanità da cui non dovremo mai togliere il segnalibro della memoria”.



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