Sono trascorsi due anni e mezzo, oramai, da quando il sindaco Pietro Amitrano si fece portavoce del dissenso generale per l’utilizzo, da parte dei vertici del centro commerciale che sta sorgendo nella vicina Torre Annunziata, del nome Pompei. Ma da allora, i responsabili della struttura, che fa capo al Gruppo Irgen, hanno continuato a fare orecchie da mercante, continuando ad usare il nome Pompei per un progetto che con Pompei non ha nulla a che fare. E allora l’amministrazione comunale ha deciso di attivare tutte le procedure legali necessarie: «La misura è colma – dichiara infatti il sindaco Pietro Amitrano – avevamo evitato lo scontro legale convinti di avere a che fare con persone dotate di buon senso e rispettose della storia della nostra città. Così non è. Dunque andremo fino in fondo ribadendo quanto sostenemmo già nel 2017». Alla battaglia si unisce anche il Parco Archeologico, che anche due anni fa era intervenuto con un comunicato del direttore del Parco, Massimo Osanna. «Nella difesa dell’immagine del territorio siamo assolutamente in linea con il sindaco Amitrano», scriveva Osanna. E infatti a giorni i due uffici legali, del Comune e del Parco Archeologico, si incontreranno per avviare tutte le azioni legali praticabili, anche in via cautelare e d’urgenza, per bloccare lo sfruttamento del nome Pompei. «I nostri uffici – spiega ancora Amitrano – stanno preparano una bozza di diffida che verrà sottoscritta anche dal Parco Archeologico. Non si può speculare su Pompei, non si può far finta di niente. Non permetteremo che si vada avanti in questo mondo inaccettabile. Utilizzare il “marchio” della nostra città in un progetto che non riguarda Pompei e che non insiste sul territorio di Pompei è una speculazione intollerabile, un falso storico e una pubblicità ingannevole. Già si tollera un ennesimo centro commerciale che rischia di mettere in ginocchio l’economia locale, ma pensare che tutto questo si faccia con il nostro nome non lo accetto. Difenderò fino alla fine la nostra città e il brand che hanno costruito e imposto, con il loro lavoro, anche i nostri imprenditori».