Le tasse sul gioco aumentano ancora, ed aumenteranno e per molti è una azione da applaudire. “Si tratta in realtà del de profundis, cantato dallo Stato ad una filiera, composta da grandi, medie e piccole imprese, tutte destinate a morire. Si crea un impasse, aumenta la disoccupazione, non si riducono le dipendenze”, commenta ai nostri microfoni gli analisti del blog Gaming Insider. Il tutto all’insegna di varie incoerenze. Per un motivo, per un altro, l’industria del gioco pubblico per i vertici dello Stato e per gran parte della opinione pubblica è un settore inferiore. Un contribuente all’economia nazionale e se non si sa da dove prendere i soldi, si tassa e si percuote, tanto non interessa a nessuno. Era già noto, l’uguaglianza non esiste ma ora viene sbandierata e pubblicamente sottolineata.

Nelle ultime settimane, poi, il finimondo, con tensioni sempre più crescenti, il Governo ha definitivamente sbandierato la sua volontà di compromettere definitivamente il settore gioco pubblico, generando nuove entrate con la tassazione, ormai a dismisura ed elevatissima, sul segmento. Si tratta del decimo provvedimento in poco più di sei anni contro il settore dell’azzardo. Un accordo che Giuseppe Conte ha visto di buon occhio, parlando di una soluzione condivisa da tutti in un video pubblicato da Repubblica: “Sulla Plastic Tax ci siamo resi conto che poteva avere qualche problematica, dopo che sono arrivate varie segnalazione dalle imprese. Abbiamo ridotto l’impatto dell’85%, l’imposizione fiscale partirà dal 1° luglio” – ha dichiarato il Premier nei giorni scorsi. La Sugar Tax, invece, avrà inizio dal prossimo 1° ottobre, così le aziende, sempre secondo il Premier, potranno riorganizzarsi per riformulare le rispettive linee produttive. Lo scenario per il gioco pubblico invece ha sempre più i contorni di una soluzione finale dalla quale non ci sarà ritorno: punitiva, proibitiva, irreversibilmente crudele. Trattati, tutti gli operatori, alla stregua di criminali da punire.

Il governo, chiaramente, ha la responsabilità di intervenire per rivedere tutte le modalità di distribuzione e offerta sul territorio, un fatto sacrosanto e necessario. Occorre, come grida il settore da più punti, una riforma di razionalizzazione della presenza del gioco sul territorio nazionale, che sia esso fisico o virtuale, dal momento che esiste ed è viva una branchia online che viene perennemente ignorata dalla legislazione. Si può essere anche d’accordo sul tassare i vizi, e non le necessità o i beni di primo consumo. Ma tra tutti i settori rischiosi, da quello dei tabacchi a quello degli alcolici, il governo vede e non vede se non contro il gioco d’azzardo. A chi produce bevande zuccherate si offrono sconti, su tabacchi e alcolici non si aumenta ma l’azzardo si tassa. L’incoerente paradosso è servito, tanto dei vizi di Stato non ci si preoccupa. E lo stesso Stato, che percuote il gioco, dal gioco guadagna quel che vuole guadagnare: “combatte un fenomeno da contrastare ma se ne serve per sopravvivere economicamente, rendendo difatti la raccolta una necessità. Ad indignarsi nessuno ci pensa, e la voce della filiera nessuno la ascolta, non solo da questo o dal precedente Esecutivo, ma in generale negli ultimi anni”, commentano ancora dalla redazione di Gaming Insider.

Ma è questo Governo che sta compiendo, con questa manovra, un vero e proprio delitto nei confronti delle imprese del gioco e dei suoi lavoratori. Lo stesso Governo che aveva mostrato urgenza di guardare al riordino per tutto il comparto. Intanto il gioco legale rischia seriamente di scomparire e senza esso mancano anche i fondi per la prevenzione e la cura alle dipendenze. Le stesse che lo Stato si dice di combattere: ma come? Facendo più danni della ludopatia che dice di combattere?