Pupetta Maresca: «Sono nei guai per colpa dei pentiti». Intercettazioni con il Boss delle Cerimonie


22023

“Sono nei guai per colpa dei pentiti”, firmato Pupetta Maresca. È una delle frasi contenute in una lettera della vedova di Pascalone ’e Nola, che la donna scrisse ad Adolfo Greco e trovata a casa “dell’imprenditore del latte” insieme ai soldi e alle agendine sequestrate nel blitz dell’operazione “Olimpo” che ha portato in carcere i capiclan di 4 organizzazioni criminali del territorio: D’Alessandro, Imparto, Cesarano e Afeltra (dei Monti Lattari). La donna, che non avrebbe mai incontrato Greco, gli avrebbe scritto per perorare la causa del figlio. Chiedeva un posto di lavoro. L’imprenditore, però, non muoverà un dito in suo favore. Negli anni di guerra tra la vecchia camorra e la Nco di Raffaele Cutolo, era schierata contro il boss di Ottaviano e quindi era finita nella lista nera degli amici di Raffaele Cutolo. Quando, poi, la storia della ex donna del boss è diventata trama di uno sceneggiato in tv, Adolfo Greco e il socio Antonio Polese ne rideranno al telefono. I due soci avevano condiviso in passato un’inchiesta sull’acquisto del Castello di Cutolo: finirono a processo per favoreggiamento. In seguito, hanno portato avanti l’affare per la riconversione dell’area Cirio a Castellammare di Stabia, che fa parte dell’inchiesta “Olimpo”.



Polese, proprietario della Sonrisa a Sant’Antonio Abate è poi deceduto. Quella lettera, adesso, salta fuori tra le carte sequestrate il 5 dicembre scorso nella casa dell’imprenditore. Se n’è parlato durante l’udienza del processo che si è svolta ieri, in cui ha deposto uno degli investigatori dell’inchiesta che, con Greco, ha portato in cella i capi delle quattro cosche. L’ispettore Savarese, del commissariato di Castellammare, in una lunga deposizione, ripercorre lo svolgimento degli incontri dell’imprenditore del latte con i boss che si rivolgevano a lui per chiedergli soldi e assunzioni. Incontri che si sono tenuti con la vedova di Michele D’Alessandro, Teresa Martone, e con il capo del clan Cesarano, Luigi di Martino. Pupetta Maresca non è la sola a chiedere assunzioni. Alla stessa porta bussano i fratelli di Paolo Carolei per chiedere a Greco un’assunzione di Raffaele Carolei, Domenico, nell’azienda del cognato dello stesso Greco. Assunzione che non va in porto. E allora Greco cerca di mettere in guardia il cognato: «Tu devi fare così. Quelli ti rompono la testa. Io sono un uomo, quando vengono da me devo dare risposte”. “Quello lo devi prendere. Vedi che ce l’hanno anche con te. Hanno ragione, dovete essere precisi con chi sta per strada” insiste Greco che non sa di essere intercettato. Sempre a Greco si rivolge Vincenzo D’Apice, affiliato al clan Cesarano, che dal carcere gli manda la moglie per fare assumere la figlia ad un altro imprenditore amico.

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