Il dolore dell’area boschese per la morte di Pasquale: il militare era orfano da ragazzino


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Una vita spezzata a 23 anni, mentre viaggiava a bordo di una Renault Kangoo dell’Esercito, rimasta coinvolta in un violento tamponamento avvenuto, il 10 dicembre scorso, sulla A6 Torino-Savona, all’altezza di Marene, in provincia di Cuneo. Lui è Pasquale Falanga, originario di Boscotrecase, in provincia di Napoli, soldato del 32/mo Genio Guastatori della caserma di Fossano, che da circa un anno prestava servizio a Ventimiglia, in provincia di Imperia. Era, infatti, aggregato al battaglione chiamato a presidiare il valico frontaliero di Ponte San Ludovico o, in alternativa, la stazione dei treni. Un compito quello dell’Esercito che risale, già ad alcuni anni fa, quando con l’emergenza migranti in Italia e il terrorismo in Francia, sono stati intensificati i controlli all’ingresso e all’uscita del confine. La notizia della morte di Pasquale è velocemente rimbalzata in tutto il ponente della Liguria e soprattutto nella sa area boschese, lasciando sotto choc i tanti amici e colleghi, che così si rivolgono alla sua fidanzata: «Vogliamo che tu sappia che noi siamo sempre con te, che non sarai mai da sola e affronteremo questa brutta situazione tutti assieme come una famiglia. Pasquale era un ragazzo d’oro e siamo lieti che abbia fatto parte, anche se per troppo poco, delle nostre vite. Ormai faceva parte della ciurma, non lo dimenticheremo mai. Antonietta, Andrea, Stephanie, Karen, Andrea, Gianluca». Pasquale non aveva avuto una vita semplice. Già da ragazzino, infatti, era rimasto orfano.



Un terribile incidente, in cui ha perso la vita anche un uomo di 81 anni, residente nel Torinese, ma che da qualche anno pare fosse domiciliato a Ospedaletti, nell’Imperiese; mentre un collega di Pasquale, che sedeva sul sedile lato passeggero, è stato soccorso dal personale sanitario del 118 e portato in ospedale con lievi ferite e in stato di choc. Decine i messaggi di cordoglio lasciati sulla bacheca Facebook del giovane soldato. «Non so cosa dirti. Il dolore è troppo forte, ho atteso la tua nascita, come se fossi stata io a portati in grembo – scrive Rosy – perché, tu lo sai, tua mamma per me era come una sorella. Ti ho visto crescere, abbiamo condiviso più dolore che gioie insieme; abbiamo brindato, quando si era realizzato il tuo sogno, tanto atteso, di essere un militare. Pensavi di non farcela e io ti dicevo: tranquillo, hai degli angeli, che ti sono vicini. Loro guideranno il tuo cammino». Prosegue Rosy: «A te e a tuo fratello Antonio, ora, non so perché sia toccato questo destino crudele, che non riesco proprio a concepire».

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