Dall’Egitto all’Italia il passo è breve. E non solo per la vicinanza geografica. Questi Stati sono accomunati da due vicende che li colpiscono seppur in modo differente: il traffico di organi e il caso dell’omicidio del giovane Giulio Regeni, ancora irrisolto. A collegare i due eventi c’è lui: l’agente Achille Lauri, alias Marco, originario di San Gennaro Vesuviano e già collaboratore esterno del Sisde, oggi comandante dell’unità di intervento Gng, un gruppo fantasma che lavora per le ambasciate e anche per qualche multinazionale e di cui qualche istituzione italiana conosce l’esistenza. «Sono a conoscenza, e posso far risolvere positivamente, sia l’omicidio di Giulio Regeni che la scomparsa di centinaia di persone in Egitto che vengono impropriamente ed ingiustamente attribuiti alla polizia civile e militare egiziana». Così ribadisce il comandante Marco quanto già scritto in una lettera del 13 febbraio 2017 indirizzata al console egiziano a Roma. Tutto riportato de “L’Eco di Sicilia” a cui Lauri ha rilasciato alcune dichiarazioni.

Dietro alle sparizioni di egiziani sembrerebbe esserci il traffico di organi. Un traffico che è emerso qualche anno fa anche in Italia grazie ad un’operazione di polizia che ha scoperto un traffico di migranti a cui venivano asportati gli organi per potersi anche pagare la traversata della speranza dalle coste africane per giungere l’Italia, la Sicilia in primis. Ma c’è ancora di più. Ogni anno sbarcano migliaia di migranti principalmente in Italia, Grecia e Spagna e secondo le stime dell’Uhncr, l’alto commissariato delle nazioni unite per i rifugiati il 19% sono bambini e di questi ben il 14% non è accompagnato da un adulto o da un familiare. Numeri che fanno pensare anche se in diminuzione rispetto agli anni passati. Bambini che arrivano nei paesi dell’Europa e poi non si sa che fine fanno. Non si conoscono le loro storie, non parlano la nostra lingua e il più delle volte di loro si perdono le tracce. Già otto anni fa l’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità, aveva classificato l’Egitto tra i cinque paesi dove il traffico illegale di organi è maggiormente diffuso. Ma ad oggi ben poco è stato fatto per estirparlo. Il comandante Marco porta avanti da anni la sua battaglia contro il traffico di organi. «Si rapiscono soprattutto bambini per recuperare pezzi utili al mercato mondiale in attesa di trapianti», dice Lauri e “L’Eco” e il pensiero va ad una pellicola di qualche anno fa del regista romano Massimo Reale “il tramite” che si può visionare liberamente su Youtube e che, intrecciando le storie dei quattro protagonisti, pone l’accento anche sui migranti tenuti stipati dalla criminalità organizzata in casolari di campagna per poi venire accompagnati lungo tutta l’Italia per arrivare in una clinica in Svizzera dove vengono uccisi per poter trapiantare i loro organi. Ma non solo traffico di organi, nel corso delle sue operazioni, grazie anche a degli agenti che sono in Egitto, il comandante Marco e la sua squadra sono venuti a conoscenza di importanti informazioni relative al caso Giulio Regeni. La famiglia di Giulio chiede giustizia ormai da tre anni. Era il 3 febbraio del 2016 quando il corpo del giovane ricercatore friuliano venne ritrovato alla periferia del Cairo. Per il suo omicidio l’Amnesty International ha avviato una battaglia per scoprire la verità. E intanto Italia ed Egitto non hanno passato momenti sereni perché ci sono state molte tensioni fra i due stati. Lo scorso 25 agosto il presidente egiziano Al Sisi si incontrò con Giuseppe Conte a margine del G7 in Francia e il presidente egiziano aveva assicurato “l’impegno per scoprire le circostanze del caso e arrivare ai criminali e consegnarli alla giustizia”. Una verità che sarebbe già in mano al comandante Marco che per questo, lo scorso aprile, chiede ad Al Sisi un incontro in Egitto «sotto protezione, per risolvere le due vicende e chiedo prioritariamente – scrive Achille Lauri al presidente Abdel Fatah Al Sisi – di poter colloquiare con il Presidente per concordare le azioni operative del mio gruppo unitamente a reparto specializzato della polizia egiziana».

Dal Cairo ancora nessun contatto, ma si sta lavorando affinché si possa arrivare ad ottenere l’incontro con il presidente anche grazie al lavoro di due ragazzi della squadra del comandante Marco. Dall’Italia tutto tace. Nel corso degli ultimi anni il comandante Marco ha inviato personalmente e tramite il suo legale, l’avvocato Ennio Bonadies, già magistrato della DDA di Salerno negli anni Novanta, delle pec e raccomandante indirizzate ai presidenti del consiglio Renzi e Conte nonché al presidente della Repubblica Sergio Mattarella nonché ai ministri dell’Interno e della giustizia. Il comandante Marco è stato un agente esterno del Sisde e ha partecipato ad alcune missioni all’estero. Non ha mai avuto paura di niente, ha sempre continuato a perseguire la verità, ha pestato piedi a qualcuno e per questo oltre ad aver subito attentati a cui è miracolosamente scampato, non vede da anni i suoi fratelli: uno medico e l’altro commerciante di tessuti a San Gennaro Vesuviano. Sono anche questi i motivi per cui il suo legale Ennio Bonadies chiede da anni un risarcimento di danni da 20 milioni di euro per aver «salvato la vita a servitori dello Stato condannati a morte dalle brigate Rosse, liberato senza riscatto cittadini italiani sequestrati in Sud-America contrastando il traffico d’organi e che in conseguenza di tale attività ha subito più attentati e progetti di uccisione, l’omicidio di due fratelli e lunghe ed ingiuste detenzioni che gli hanno fatto perdere gli affetti familiari e l’attività lavorativa».