Somma Vesuviana, generale dei carabinieri con la vedova Cerciello per il melograno alla memoria


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«Mario era la fiamma ardente della nostra storia». È quanto hanno scritto la moglie e i familiari di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso lo scorso luglio a Roma, in un messaggio letto nel corso della cerimonia di piantumazione di un albero di melograno a Somma Vesuviana, città natia del vicebrigadiere. Il messaggio è stato affidato alla presentatrice della manifestazione dai familiari del vicebrigadiere, che lo ha letto nel corso della cerimonia. «Ringraziamo ed esprimiamo tutta la nostra gratitudine ai promotori di questa nobile iniziativa – hanno scritto nel messaggio – e le autorità intervenute in occasione di questo importante evento in memoria dell’amatissimo Mario, fiamma ardente della nostra storia, affinchè non vengano mai dimenticati i caduti nell’adempimento del dovere ed i loro familiari colpiti da un indicibile dolore».



Anche il sindaco Salvatore Di Sarno ha ricordato, ancora una volta, il sacrificio del vicebrigadiere. «In passato si credeva che il melograno potesse salvare l’umanità dalla distruzione – ha detto – proprio come Mario, forte e coraggioso ma dall’animo buono e sincero. Non avrà salvato il mondo, ma ci ha lasciato tanto». «Ora che è stato formalmente acquisito che non era vero che i due ragazzi che hanno ucciso Mario non sapevano chi avevano di fronte, cancella tutto quello che di tutta questa storia è stato detto anche in maniera non positiva». Lo ha detto il generale del corpo d’armata, Vittorio Tomasone, a margine della manifestazione svoltasi a Somma Vesuviana. Il comandante, rispondendo ai giornalisti, ha sottolineato che manifestazioni come quelle di oggi «non lasciano spazio a riflessioni critiche». «Credo – ha aggiunto – che a volte ci si soffermi in maniera eccessiva su quelle che possono essere difficoltà, criticità o anche errori che possono essere commessi, e si perde di vista invece la parte più importante di un’azione».

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