Il pentito vesuviano accusa: «Fu il boss Tamarisco a fare uccidere la mamma coraggio»


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«Durante un summit tra Birra e Gionta, mi chiesero se potevo uccidere Francesco Tamarisco. Tra noi camorristi tutti sappiamo che è il mandante dell’omicidio di mamma coraggio Matilde Sorrentino». Francesco Raimo, ex killer di Ercolano oggi pentito, ha confermato di conoscere bene villa Tamarisco, nel quartiere Poverelli di Torre Annunziata, dove andò in scena lo scandalo pedofilia. A processo c’è il solo Francesco Tamarisco, accusato di essere il mandante dell’omicidio di Matilde Sorrentino, una delle tre mamme coraggio che a metà anni 90 decisero di denunciare le violenze subite dai loro figli nella scuola degli orrori. Lei fu ammazzata sull’uscio di casa il 26 marzo del 2004 da Alfredo Gallo, killer che sta scontando l’ergastolo. È Il Mattino a riportare le accuse del collaboratore.



Secondo l’accusa rappresentata in aula dal procuratore di Torre Annunziata, Pierpaolo Filippelli ad ordinare la sua uccisione fu proprio Tamarisco, pagando 50mila euro, comprando un’auto costosa ai familiari per recarsi in carcere a trovare Gallo e, soprattutto, finanziando con 500 euro al mese la sua detenzione per comprarne il silenzio. A questa tesi, gli inquirenti sono arrivati anche grazie ad alcuni collaboratori di giustizia. Tutti puntano il dito contro il potente narcos Tamarisco, inizialmente coinvolto nello scandalo pedofilia e assolto in appello. Assistito dagli avvocati Antonio Rocco Briganti e Alessandro Pignataro, ieri ha chiesto di prendere la parola e si è difeso in videoconferenza dal carcere di Bari: «Raimo è un menzognere. Non lo conosco e non è mai venuto a casa mia come dice. E soprattutto non sono un pedofilo: ero stato condannato da innocente, ma grazie a Dio ero in carcere in quel periodo. Queste cose sono lontane dalla nostra famiglia, noi non tocchiamo bambini e donne. E poi, la signora e il figlio non avevano detto niente su di me e niente avevano da dire, non potevo avercela con loro».

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