I TESORI VESUVIANI: Museo di Nola, ingressi quadruplicati in tre anni


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Il Museo storico-archeologico di Nola è ormai un punto di riferimento culturale importante per la conoscenza di tutto il territorio e non solo nolano. Basti ricordare che nel 2015 si contavano appena 5000 visitatori e si è giunti a 18.000 presenze nel 2018. Questo traguardo, raggiunto grazie alla professionalità e all’ intraprendenza del Direttore, Giacomo Franzese, e di tutti i dipendenti, fa spazio ad una possibile competizione con Musei nazionali molto più noti, considerato il valore dei reperti esposti e che risalgono al Bronzo Antico. I tre piani sono ormai al completo e mancano spazi utili per esporre altri reperti che si trovano nei depositi dello stesso Museo. Ad esempio i reperti della Sovrintendenza (depositi) della vicina Cimitile aspettano solo di essere trasferiti da una zona buia ed umida in cui giacciono per trovare sistemazione adeguata nelle vetrine del Museo. La legge Franceschini del 2014 sulla divisione tra le Sovrintendenze archeologiche ed i poli museali complica questi passaggi, infatti i Direttori dei Musei devono chiedere l’autorizzazione ai vari Sovrintendenti per l’esposizione dei reperti, ancora privi di collocazione pubblica, e spesso anche a tempo determinato.



Molte associazioni culturali sono convinte che in futuro nel territorio nolano e vesuviano si possono avere grandi sorprese se si portano alla luce altri siti archeologici da tempo individuati, in particolare Ville patrizie e Villaggi Preistorici come quello di Masseria Tufano al confine di Saviano con Piazzolla di Nola, forse tra i più grandi d’Europa. E – con la cultura non si mangia! –  è stato replicato qualche anno fa dall’ex Ministro della Cultura Giulio Tremonti ma i fatti al momento smentiscono e smentiranno questo punto di vista sia per quanto accaduto per la ristrutturazione del Teatro Grande di Pompei e per i bar e ristoranti pieni ne è un esempio noto a tutti. E intanto i francesi si distinguono per una migliore organizzazione, addirittura nel 2002 fondarono l’Inrap (Institut nazional des recherches archèologiche preventive), un efficiente ente pubblico per la ricerca archeologica sotto la tutela dei Ministri della Cultura e della Ricerca, con 8 Direzioni interregionali e 44 centri di ricerca archeologica in collaborazione con le maggiori Università.

*biologo naturalista

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