I TESORI VESUVIANI Il Villaggio protostorico di Nola e il mistero del biberon di 4mila anni fa


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Il Villaggio Protostorico di Nola o dell’Età del Bronzo antico indubbiamente è tra le scoperte archeologiche più importanti di inizio secolo (2001), ancora oggi fa parlare di sé per i suoi preziosi ritrovamenti e reperti che svelano come si viveva, in quel contesto, circa 4000 anni fa. In modo particolare l’attenzione si concentra su un rudimentale vasetto, forse un “biberon”, nell’ antichità chiamato guttus utile per la suzione del latte o di altri liquidi, utensile solitamente realizzato in terracotta per mezzo del quale ogni bimbo veniva nutrito artificialmente, quando il latte materno era insufficiente. Forse è il più antico utensile di quel genere ritrovato finora. È certamente uno degli oggetti che attira molti curiosi nel Museo archeologico nolano dove sono esposti gran parte dei manufatti rinvenuti nel villaggio di Croce del Papa.



La Prof. Claude Albore Livadie, che ha diretto i lavori di scavo ed è uno dei maggiori studiosi di archeologia protostorica a livello europeo, non si pronuncia sulla destinazione di quel reperto. Precisa che è un po’ strano un “biberon” con doppio beccuccio. Potrebbe servire ad altri tipi di bevande. Comunque conferma che non ha trovato ancora confronti significativi. Il villaggio è stato ritrovato a grande profondità ad inizio maggio nel 2001 durante i lavori per realizzare una struttura commerciale. L’accesso al pubblico è stato garantito solo per alcuni mesi perché nel 2005 una falda acquifera ha avuto il sopravvento allagando le capanne e il villaggio nella sua interezza. Pertanto la Sovrintendenza nel 2014 ha deciso di interrare il tutto senza intavolare un rimedio alternativo (paratoie, wellpoint o altro sistema di drenaggio). Una somma di 650.000 € è servita al rinterro e alla creazione di una sorta di Parco archeologico dove l’ingombro delle capanne è stato riportato in superficie, sul villaggio interrato, rispettando grosso modo la distribuzione e le posizioni iniziali. Utili pannelli didattici e un depliant sono stati realizzati dall’archeologa Albore Livadie. Concludendo si può dedurre che il Somma-Vesuvio ha causato molti danni con le eruzioni ma sotto un’altra prospettiva ha sigillato tesori, come questo, lasciandoci chissà quanto altro tra i 4 e i 10 metri di profondità.

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