La Fondazione Forense Enrico De Nicola inaugura il ciclo di eventi sull’ambiente


686

“Le grandi problematiche della criminalità ambientale anche con riferimento alla gestione urbana dei rifiuti”: è questo il titolo del convegno che apre il ciclo di eventi dedicato alla tematica ambientale, organizzato, magistralmente, dalla Fondazione forense Enrico De Nicola, tenutosi lo scorso 21 ottobre nell’aula Siani del Tribunale di Torre Annunziata.  I dati allarmanti, risultati dallo studio di Legambiente di luglio 2019, sono stati puntualmente, riportati dalla Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, l’avv. Luisa Liguoro che riferisce di un giro di affari illecito da 16,6 miliardi di euro e attorno al quale ruota l’attività criminosa di ben 368 clan. “L’ambiente deve essere posto al centro della nostra attenzione e noi, come Ordine, vorremmo organizzare un ciclo di studi per formare i giovani colleghi sulla legge n. 68/2015, in modo che nella nostra categoria professionale si possa acquisire sensibilità e specializzazione sui temi ambientali, di cui si sente, oggi, un gran bisogno”.



A rafforzare le sue parole, l’intervento del Presidente del Tribunale oplontino, il dott. Ernesto Aghina, che, prendendo a prestito le parole del procuratore Cafiero De Raho, afferma che ”I rifiuti rappresentano, ancora oggi, il maggior business per le mafie, più ancora della cocaina. Dunque, raccogliendo la denuncia di Legambiente e di altre associazioni che si occupano di questa problematica, credo che la tutela dell’ambiente sia l’autentica emergenza nazionale, perchè coinvolge molteplici settori: ambiente, economia, salute”.

Il procuratore aggiunto della Repubblica del Tribunale di Torre Annunziata, il dott. Pierpaolo Filippelli, nel considerare il crimine ambientale come un delitto contro la salute pubblica, testimonia la presenza presso la procura, di una apposita sezione dedicata ai reati ambientali, molto attiva sul territorio, non dimenticando, però, di sottolineare che il quadro normativo di riferimento sulla materia è poco chiaro e confuso.

Sempre attuale, ma con lo sguardo volto al futuro è l’intervento del Presidente della Fondazione Forense Enrico de Nicola, l’Avv. Gennaro Torrese: ”Il dibattito sull’ambiente deve riguardare ognuno di noi e l’attuale generazione ha il dovere di consegnare alle generazioni future un habitat vivibile, attribuendo all’avvocato, nella centralità della sua funzione sociale, lo svolgimento di un’ attività di informazione capillare rivolta ai cittadini su tutti i disastri ambientali e sulle conseguenze della distrazione generale verso i fenomeni di inquinamento”.

Di grande spessore ed esaustivo nella sua linearità e concretezza, l’intervento del  dott. Nicola Russo, magistrato, che supportato da materiale audiovisivo dal forte potere comunicativo, ha improntato il suo intervento sui ”Rischi delle attività produttive sul territorio e l’ecomafia”. I dati del rapporto ecomafie 2019 sono allarmanti e dimostrano, da un lato, l’insistente interesse della criminalità organizzata nel settore della ”gestione dei rifiuti”, oltre che nell’edilizia, e, dall’altro la permeabilità delle pubbliche amministrazioni alla corruzione ambientale. Da ultimo, il dott. Russo ha posto l’accento su un dato purtroppo reale e diffuso: la predisposizione, o quanto meno, una disponibilità culturale diffusa alla deturpazione dell’ecosistema locale.

La parola passa all’avv. penalista Maria Formisano che, con abilità, ha saputo condurre un’attenta platea lungo un excursus normativo che è approdato alla legge n. 68/2015. A lei il compito di spiegare l’importanza della normativa in materia e le novità introdotte rispetto al d.lgs n. 152/2006. ”La legge n.68/2015 introduce per la prima volta gli ecoreati, pur confermando le contravvenzioni previste dal Codice dell’Ambiente; vengono introdotte alcune fattispecie che hanno carattere di delitto, con  un forte impatto, non solo nelle aule di giustizia, ma ancora prima, nella fase investigativa”. All’ attenta disamina dell’argomento, non poteva mancare il riferimento alla sentenza Cordella della Corte di Strasburgo del gennaio del 2019 che, sul caso Ilva di Taranto, ravvisa la violazione del diritto alla vita privata (art. 8 Cedu) e del diritto a un ricorso effettivo (art.13 Cedu) di oltre 160 persone abitanti delle aree limitrofe agli stabilimenti della nota acciaieria. Di particolare e incisivo interesse la lettura di un estratto della sentenza: ”Lo Stato italiano non è stato finora in grado di garantire un giusto equilibrio tra l’interesse dei ricorrenti a non subire le offese ambientali suscettibili di ripercuotersi sul loro benessere e l’interesse della società complessivamente intesa”.

L’avv. Catello Vitiello, parlamentare, nella sua relazione parte dall’assunto che ”Il problema del disastro ambientale è culturale, in quanto esiste una connivenza latente che noi ereditiamo da un condizione più precaria rispetto a quella di oggi, risalente ai secoli scorsi, quando si viveva tra lo stato e l’antistato e si dava ragione all’antistato. La politica deve creare modelli di comportamento per i quali, seguire l’esempio, significa prevenire i reati, perchè se si interviene prima si è sempre in vantaggio, non si rincorre la patologia ma si ragiona in termini di fisiologia”.

A concludere i lavori, l’intervento incisivo del Presidente della Commissione Regionale sull’Ambiente, l’On.le Fulvio Bonavitacola che, partendo dall’art.5 della Costituzione, che definisce una e indivisibile la nostra Repubblica, riscontra la mancanza di un senso di appartenenza ad un’ idea di stato e di nazione, a prescindere dalla specifica funzione che si riveste. Il suo messaggio si concretizza nel credere in un progetto comune che può realizzarsi solo con una grande partecipazione collettiva, partendo dalle giovani generazioni, auspicando ”che abbiano un livello di consapevolezza della propria terra più alto rispetto a quello attuale”. Due moniti: il senso del limite e ricacciare “l’impiantofobia”.

Complimenti alla Fondazione Forense Enrico de Nicola per aver scelto di portare, all’attenzione di tutti, un argomento di così grande attualità, intorno al quale si è abilmente districata l’avv. Marilina Pasqua,  moderatrice del convegno.

Prendo a prestito le parole dell’Avv.Torrese, Presidente della Fondazione, che sintetizzano saggiamente il messaggio che resta a ciascuno di noi, al termine dei lavori: «Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l’acume della vista o l’altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti».

Vuoi restare sempre aggiornato sulle notizie della tua città? Iscriviti al nostro servizio Whatsapp CLICCA QUI PER SCOPRIRE COME FARE


SHARE