Ben 19 il totale dei narcotrafficanti finiti in manette nel corso delle indagini – gli altri 12 arrestati in flagranza di reato – spalmate su più tempo a partire da marzo 2016, quando venne sequestrati un primo carico di stupefacenti a un gruppo di pusher nordafricani radicato in Trentino-Alto Adige. Il mercato dello spaccio, ripartito tra due sodalizi criminali composti principalmente da nordafricani e italiani stabilmente radicati in Trentino-Alto Adige, Lombardia, Basilicata, Campania e Puglia, si divideva tra un primo localizzato nel Nord della penisola che s’approvvigionava in Spagna e Svizzera, rifornendo il capillare sistema di vendita al dettaglio nelle province di Trento e Bolzano, e un secondo localizzato in Basilicata e Puglia, dove gli esponenti della malavita foggiana, in accordo con il clan camorristico dei Gionta di Torre Annunziata, importava direttamente dai luoghi di produzione in Marocco e Spagna, destinando lo stupefacente ai mercati del Bel Paese. Il mercato trentino, a sua volta, vedeva quindi partecipare in collaborazione un’organizzazione per lo più composta da soggetti di origine nordafricana ed un’altra gestita direttamente da uno dei principali esponenti della mafia foggiana.