Gaetano, bimbo autistico di Pompei non ha l’insegnante di sostegno


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A raccontare la storia di Gaetano è Il Giornale. Il bambino di 6 anni di Pompei, ma che vive il Lombardia non ha ancora un insegnante di sostegno nonostante il suo autismo. Il quotidiano scrive: «Il suo linguaggio verbale è fatto di suoni, pochi, talvolta disarticolati e confusi. Ed è per questo motivo che la mamma, Imma, ha deciso di creare la pagina Facebook La voce di Gaetano affinché anche il suo bimbo possa reclamare il diritto inalienabile ad un’esistenza serena e felice. Accade spesso, infatti, che le sue esigenze vengano ignorate, trascurate dal lassismo procastinato delle istituzioni, oltraggiate dall’ignoranza bieca di qualche zotico insolente». Mercoledì 11 riprenderà la scuola e Gaetano comincerà il suo primo anno di elementari. Ovviamente, necessita di un supporto didattico aggiuntivo durante le ore di lezioni e il timore più grande di Imma è proprio l’assenza di personale adeguato al caso. «La settimana prossima inizia la scuola e, in cuor mio, so già che dovrò combattere come lo scorso anno per avere una maestra di sostegno – scrive in un lungo sfogo su Facebook -. Mio figlio ha una disabilità grave e ha diritto alla copertura totale dell’orario scolastico. L’anno scorso la scuola cominciò ma l’insegnante arrivò dopo una settimana, ma solo perché protestai. Agli altri bambini disabili della scuola, addirittura dopo un mese. È inconcepibile».



Secondo quanto riferisce la legge 104/92, ovvero la normativa di riferimento in materia di disabilità, per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti alle persone portatrici di handicap, coloro che abbiano ricevuto diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico hanno diritto a forme di assistenza scolastica supplementari, con piani didattici personalizzati, fin dal primo giorno di lezioni. Ma questo, in gran parte dei casi, non si verifica quasi mai. A tal proposito, una sentenza definita storica del Tar di Salerno, risalente allo scorso 29 agosto, sanciva l’obbligo del Comune di Avellino ad assegnare l’assistente specialistico formato ABA, in grado di fornire un concreto apporto al minore, sulla base del piano educativo individualizzato Pei. Fino a quel momento, infatti, il bambino protagonista del ricorso era stato assistito durante l’orario scolastico, da operatori generici del servizio civile. Un caso eccezionale, certo, ma che rischia di diventare la consuetudine se non si valuteranno misure adeguate.

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