Bomba al negozio tra Pollena e Sant’Anastasia: è la camorra di Napoli Est, attentatore rischia la gamba


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Un boato fortissimo, che sveglia di soprassalto Pollena Trocchia e la vicina Ponticelli. In pochi istanti via Mazzini, all’altezza del civico 76 al confine con Madonna dell’Arco, si trasforma in un campo di battaglia. L’ingresso del piccolo negozio di abbigliamento Obsession viene cancellato dall’esplosione. Salta la saracinesca, saltano le vetrine vicino al muro. Si rompono anche i vetri delle finestre dell’appartamento che insiste al piano superiore. Tutto ciò che l’esplosione disintegra si trasforma in proiettili impazziti che finiscono in strada. Una coppia di ragazzi, che stava rientrando a casa, si ritrova travolta dall’onda d’urto: la macchina viene letteralmente spostata, la carrozzeria danneggiata. I due ragazzi non hanno neppure il tempo di capire cosa sta accadendo. Poco più in là un uomo si rialza da terra zoppicando, due persone lo soccorrono, lo caricano su una Lancia Y di colore bianco e vanno via a tutta velocità. Pochi minuti e all’una di notte Pollena Trocchia si risveglia con la paura. Si risveglia al rumore delle sirene. Quelle dei carabinieri, che giungono immediatamente sul posto allertati da un collega libero dal servizio che è tra i primi ad arrivare per prestare soccorso. Con lui giungono anche un finanziere e un poliziotto, pure lui libero dal servizio ma in zona. È l’inizio di un’indagine, affidata ai carabinieri della tenenza di Cercola (guidati dal tenente Franco Di Gioia), che in poche ore porta ad una prima svolta: Ciro Aprea, 36 anni di San Giovanni a Teduccio, viene arrestato con l’accusa di strage. L’aggravante della matrice camorristica che pure viene ventilata nella fase iniziale sarà poi scartata. Nessun dubbio sul suo ruolo: quando i carabinieri arrivano a lui, Ciro Aprea, che ha un vecchio precedente per detenzione di droga risalente a 10 anni fa, è ricoverato in ospedale a Villa Betania. Nell’esplosione è rimasto gravemente ferito e rischia di perdere una gamba: sembra che la miccia dell’ordigno fosse troppa corta, così Aprea non ha avuto il tempo sufficiente ad allontanarsi prima della deflagrazione. A condurlo in ospedale Francesco P. e Salvatore S., anche loro di San Giovanni a Teduccio, che nella notte vengono fermati dai carabinieri e condotti negli uffici della Tenenza. Uno dei due è imparentato con Aprea. I carabinieri fanno domande, cercano di capire quanto e se sapessero che Aprea doveva piazzare quella bomba. Il risultato finale però è che dopo diverse ore i due vengono rilasciati.



Ma le indagini proseguono. I carabinieri stanno spostando la loro attenzione sulle telecamere che insistono in via Mazzini e presumibilmente anche su quelle che insistono nella zona dove abitano i tre sospettati: si vogliono ricostruire i loro movimenti ma ci vorrà del tempo per analizzare le immagini. Le indagini proseguono anche per accertare il movente, anche se una prima pista è già emersa: non si tratterebbe di racket, di qui la decisione di escludere (al momento) l’aggravante della matrice camorristica; si tratterebbe invece di una ritorsione per un prestito non saldato da parte del titolare del negozio, prestito effettuato da una quarta persona sulla quale sono ancora indagini in corso e che avrebbe dato il mandato per il raid. Solo nel tardo pomeriggio di ieri i carabinieri chiudono la loro informativa, che inviano in duplice copia alla procura della Repubblica di Napoli e a quella di Nola. Se i pm di Nola sono competenti per l’esplosione della bomba dal momento che Pollena Trocchia ricade nel loro territorio, Napoli è competente per la convalida del fermo dal momento che Aprea è stato arrestato a Ponticelli, quartiere che insiste nella periferia est del capoluogo partenopeo. Quindi sarà la procura di Napoli a dovere chiedere formalmente al gip del Tribunale partenopeo la convalida del fermo: la richiesta, presumibilmente, sarà avanzata nella giornata di oggi.

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