Termini scaduti, scarcerato il ras del narcotraffico vesuviano


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Fino a un mese fa avrebbe dovuto scontare qualcosa come vent’anni di reclusione e invece, dopo il doppio annullamento della condanna ottenuto in Cassazione, il ras del narcotraffico oplontino Vincenzo Langiano (nella foto) si è ritrovato all’improvviso a essere scarcerato. Così ha deciso il Tribunale del Riesame che, accogliendo l’istanza del difensore Alessandro Pignataro, ha presso atto dalla sopravvenuta decorrenza dei cosiddetti termini di fase. Tutto è cominciato il 17 luglio, quando c’è stato appunto l’annullamento della condanna. Inizialmente sembrava che la qualità e la quantità delle prove a carico fossero schiaccianti e non lasciassero alcuna speranza a colui che era ritenuto, insieme a Bernardo Tamarisco, il promotore ed organizzatore di una vasta associazione finalizzata al traffico di cocaina, con importazioni dall’Ecuador e dalla Colombia, operante in Napoli e provincia, Salerno, Messina e Caserta.



Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Alessandro Montella, Claudio Scuotto e Antonio Leonardio, in uno alle imponenti intercettazioni ambientali ed alle video riprese, avevano costituito un quadro solido che aveva portato alla condanna di Vincenzo Langiano alla elevata pena di 36 anni di reclusione alla luce del riconoscimento della sua penale responsabilità sia per il delitto associativo sia per ben sette  episodi  di importazione, pena, poi, di fatto, trasformata in 20 anni alla luce del rito abbreviato  prescelto. Quando il processo sembrava avere un esito scontato anche nell’ultimo grado di giudizio, si è verificato il colpo di scena. La Suprema Corte di Cassazione, quarta sezione penale, nonostante il Procuratore Generale avesse chiesto il rigetto del ricorso, ha accolto una complessa questione giuridica sollevata con determinazione dagli avvocati Dario Vannetiello e Alessandro Pignataro, annullando sia la sentenza emessa dalla sesta sezione della Corte di appello di Napoli, sia la sentenza emessa in primo grado emessa dal giudice dell’udienza preliminare. A portare al clamoroso esito un vero e proprio cavillo giudiziario: gli avvocati Vannetiello e Pignataro hanno sostenuto con successo che si era verificata una nullità assoluta nel giudizio di primo grado, rappresentata dalla violazione del diritto di difesa, atteso che era stato chiesto l’interrogatorio dell’accusato, ma il giudice aveva consentito a Langiano solo di rilasciare dichiarazioni spontanee.

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