San Giuseppe Vesuviano, il clan Batti incastrato dalla pentita Maria Duraccio LEGGI I VERBALI


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«Conosco la famiglia Batti». Comincia così il racconto di Maria Duraccio agli inquirenti. Parole che hanno aperto spiragli di luce decisivi, consentendo agli investigatori di smantellare il potente clan con base a San Giuseppe Vesuviano e operante anche a Terzigno. Le parole della Duraccio, considerata dagli investigatori una vera e propria first lady della malavita vesuviana – la donna, collaboratrice di giustizia, si era pentita nel settembre del 2008 – hanno permesso di rivelare gli affari, a cominciare da quelli legati alla droga, di un clan spregiudicato e violento che metteva in atto «azioni punitive e ritorsive nei confronti di terzi entrati in contrasto, anche per motivi banali, con il gruppo», nonché in una certa durezza nei confronti degli stessi sodali, come scrive il gip nell’ordinanza che ha portato due mesi fa all’arresto di nove persone. A dare la notizia dei verbali della Duraccio è il quotidiano Roma oggi in edicola.



Il giudice delle indagini preliminari scrive che esistenza ed operatività vengono dunque piazzate «in un nucleo logistico individuabile presso le abitazioni di Batti in san Giuseppe Vesuviano», definita una roccaforte per la strategica dislocazione geografica in una strada senza uscita, Madonna alla Scala. All’“anagrafe” della camorra i fratelli Luigi (42 anni), Alfredo (35) e Alan Cristian (32) Batti sono conosciuti come “i milanesi”, perché nel capoluogo meneghino ha operato Salvatore, storico esponente della criminalità locale. Ovviamente, tutti gli indagati restano innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. Agli inquirenti la Duraccio ha anche confermato come i “milanesi” godevano dell’appoggio del clan Fabbrocino. «Conosco la famiglia Batti perché Luigi, il milanese, è fidanzato con la figlia di… Io ero amica di Alba, la moglie del figlio di Cutolo – sono le parole della Duraccio -. Inoltre frequentavo la sorella del Batti che aveva aperto un negozio di abbigliamento per bambini vicino al circolo Diaz. Il negozio era una copertura. Venni così a sapere che Luigi Batti era un grande trafficante di droga, sapevo questa cosa anche prima di conoscere Michele Auriemma (anche lui collaboratore di giustizia, ndr)». Ed è proprio sullo spaccio di droga che si consuma l’intesa con il clan fondato dal defunto Mario Fabbrocino, alias “’o gravunaro”: i Batti avrebbero avuto il permesso di spacciare dietro il versamento di una parte dei proventi alla storica organizzazione criminale.

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