È rientrato in servizio ieri mattina presto. Ha sbrigato anche alcune pratiche e scambiato qualche parola con il comandante e il resto della “squadra”, per un po’ se ne starà probabilmente in ufficio, nella retroguardia, lontano da occhi indiscreti e dall’assalto dei media, ma lui, Andrea Varriale, il trentenne carabiniere di origine napoletana che la notte tra il 26 e il 27 luglio era con Mario Cerciello Rega e se l’è visto morire sotto gli occhi, ha già detto ai colleghi e amici che vuole tornare subito in strada.

Mario Cerciello Rega con la moglie Rosa al loro matrimonio il 13 giugno insieme al collega ed amico Andrea Varriale

«Voglio farlo per Mario, per me stesso, perché questo è il mio lavoro», ha ripetuto. Ha messo a posto alcune carte, poi ha preso una licenza, pochi giorni da trascorrere sereno e lontano dal clamore con la fidanzata, magari non in Italia. Un breve viaggio già programmato ma anticipato per recuperare energie e ricaricarsi al meglio dopo il dramma e la bufera fatta di ricostruzioni e quesiti ancora da chiarire. Lui quello che doveva raccontare lo ha già messo nero su bianco nell’annotazione di servizio di quella notte, passata agli atti della Procura. Ha raccontato dei due giovani «sospetti» con i cappucci delle felpe calati sul volto che erano all’angolo della farmacia, di Rega che va incontro a Elder e che con la sua stazza lo blocca e quello che, per liberarsi, non ha altra via che tirare fuori il coltellaccio e affondare la lama undici volte sul suo fianco e allo stomaco.