Striano e la Puglia, tra arte e disabilità con il maestro Lanzetta e Miriam Gaudio


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Un incontro casuale, poi un lavoro teatrale che parla di disabilità e arte: è questo il lavoro tra Antonio Lanzetta di Striano, e la pugliese Miriam Gaudio, che ha “coniato” il monologo “Il Potere dell’Amore” proprio per suggellare quello che è un rapporto sottile e profondo tra le due sfere che solo da lontano possono sembrare distanti.



Come è nato l’incontro in terra pugliese con l’artista Antonio Lanzetta?

«Mi chiamo Miriam Gaudio, autrice e interprete del monologo Il potere dell’amore. Un paio di anni fa ho incontrato l’artista Antonio Lanzetta durante una mostra dei suoi quadri a Noicattaro. Io ero stata chiamata dalla gallerista a leggere alcune poesie e alla fine della serata mi volli intrattenere con Antonio per esprimere la mia ammirazione verso i suoi quadri. Antonio cominciò a parlarmi della sua prima ispirazione artistica e del suo grande amore per Dio, un amore in comune. La conversazione divenne sempre più interessante anche perché non potetti fare a meno di seguire il racconto della sua storia, una narrazione molto intensa e commovente. Fui fortemente colpita da ciò che mi raccontò ed ebbi un’idea che mi ha ossessionato per tanto tempo: realizzare un testo teatrale sulla sua vita, dato che mi occupo di teatro sociale. Ma il tempo passava e io non riuscivo a trovare nessuno che accettasse la regia del mio lavoro.  Soltanto a dicembre scorso ho avuto il sostegno del regista barese Nico Sciacqua che ha creduto nel mio progetto».

Raccontare una storia di vita, di disabilità e di amore per l’arte: può una pièce teatrale rappresentarne la sintesi perfetta?

«Una pièce teatrale può rappresentare perfettamente la sintesi di una vita dolorosa, ma meravigliosa, spesa nel nome dell’arte e può diventare una risorsa per aiutare gli altri a superare qualsiasi ostacolo, può far comprendere il senso del dono inestimabile della vita. Vivere è una missione il cui vessillo deve essere l’amore. La riuscita del monologo teatrale è dipesa dalle scelte registiche, dal linguaggio semplice e diretto, dalla simbologia di alcuni oggetti di scena, dall’interpretazione attoriale, dalla ricerca accurata di un messaggio sociale che possa far riflettere su determinate ingiustizie del nostro sistema e al tempo stesso possa trasmettere dei valori etici all’insegna di una visione speranzosa».

Pittura, disegno, teatro, musica…Quale ruolo può avere l’arte per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica verso un pieno riconoscimento e una più ampia inclusione delle disabilità?

«L’arte può avere tanti ruoli, ma principalmente dovrebbe sensibilizzare le coscienze e parlare anche ai cuori più chiusi, dovrebbe risvegliare le istituzioni sul miglioramento di adeguate politiche sociali per l’inclusione e il riconoscimento dei pieni diritti per le vittime d’incidenti sul posto di lavoro, per le vittime di malasanità e il superamento della definizione di disabilità. L’impatto che un’opera o un artista può avere non è soltanto nel mondo dell’arte, ma la sua versatilità può creare degli effetti a livello politico ed economico nelle istituzioni attraverso una critica costruttiva che possa dare strumenti utili a chi dovrebbe lavorare per il bene comune dei cittadini con il fine di operare dei cambiamenti nelle decisioni politiche affinché siano il riflesso di scelte collettive della gente comune e risposte concrete alle necessità e ai bisogni di chi soffre. Peppino Impastato diceva: “Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà”».

Un artista vesuviano, Antonio Lanzetta e una compagnia teatrale barese. Sono in programma altri spettacoli per replicare un connubio – geografico e artistico – che ha raccolto un bel successo di pubblico?

«La compagnia teatrale VENTISETTEUNDICISETTANTANOVE di Nico Sciacqua sta programmando Il potere dell’amore presso il Teatro di Sarno, nei teatri di Bari, nelle scuole di Bari e provincia per la prossima stagione teatrale».

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