«Intorno alle 22.15, stavo rincasando in auto con mia figlia di 7 anni. A causa dei lavori ho deviato dal corso principale per poi ritornarvi dalle spalle della villa comunale. Nel punto in cui si ha la possibilità di imboccare, a sinistra, la stradina per andare al palazzetto dello sport e a destra lo chalet, mi sono fermata per fare attraversare una banda di una cinquantina di adolescenti che uscivano dal retro della villa comunale. Non avevano l’atteggiamento di ragazzi usciti a fare una pacifica passeggiata. Stavo per rimettermi in cammino quando ne sono usciti altri che si sono infilati davanti alla mia auto dando pugni sul cofano per farsi dare la precedenza». Comincia così il post sui social di una giovane mamma di Marigliano che ha dovuto fronteggiare l’aggressione da parte di una folta babygang.

«Intanto si era fermata un’altra auto nel senso opposto e un’altra era dietro di me. I ragazzi però hanno pensato bene di non attraversare ma di sostare sulle strisce pedonali non permettendoci di proseguire. Il primo particolare inquietante, triste e fallimentare per tutta la nostra città è che nessuno di noi ha suonato il clacson perché ognuno di noi sapeva dentro di sé che ci conveniva non farlo. Ad un certo punto quello che pareva il capobranco, accanto al mio finestrino, con atteggiamento bellico chiedeva ai suoi compagni dove fossero altri che aveva intenzione di picchiare. Per il timore che questi cominciassero a giocare a Gomorra intorno alla mia auto ho suonato una volta il clacson per farli spostare. Quel gesto, come previsto, li ha fatti avventare sulla mia auto, mi hanno offesa nel modo in cui facilmente si può immaginare, cazzotti contro i vetri anche al lato in cui era seduta mia figlia che si è spaventata molto. In un momento in cui ho trovato un po’ di spazio sono riuscita a scappare. Ho telefonato subito ai carabinieri per segnalare l’accaduto. Avevo già sentito parlare di qualche episodio del genere a Marigliano e la cosa mi aveva molto turbato ma, viverlo in prima persona è sicuramente diverso. Vorrei condividere quello che ho provato in questa situazione: ho avuto paura per mia figlia! Ho pensato che se l’avessero tirata fuori dalla macchina non mi ci avrebbero nemmeno fatto arrivare da lei per aiutarla, mi sono sentita impotente, nel paese in cui sono cresciuta, in cui tutti i luoghi mi sono cari e familiari sono arrivati questi a rovinare tutto, a farci temere per i nostri figli, quando escono di casa, e anche per noi stessi. La cosa che mi ha colpito di più è l’atteggiamento di chi agisce sapendo che tanto non gli può succedere niente, spavaldi, onnipotenti e noi nelle auto spaventati, credo che qualcosa stia andando storto».